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Dai Balcani nel '91 fino all'Ucraina di oggi: trent'anni di conflitti in Europa dopo la caduta dell'Urss

Dalle guerre nei Balcani all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Europa è stata teatro di numerosi conflitti negli ultimi 3 decenni, ovvero da quando è finita la Guerra fredda con la simbolica demolizione del muro di Berlino, iniziata nel 1989, provocando nel complesso oltre 200 mila vittime. Eccone un elenco

1991-95: Balcani

La Jugoslavia comunista si disintegra in una serie di sanguinose guerre negli anni '90. Un primo conflitto fra le forze croate e la minoranza serba sostenuta da Belgrado scoppia dopo la proclamazione, il 25 giugno 1991, dell’indipendenza da parte della Croazia. La guerra dura quattro anni, e termina quando le truppe croate riprendono il controllo dei territori in mano ai secessionisti serbi, con un costo in vite umane di 20 mila morti. In Bosnia-Erzegovina, la proclamazione dell’indipendenza nel 1992, dopo un referendum boicottato dalla comunità serba, fa scoppiare a sua volta una guerra di tre anni e mezzo fra musulmani, serbi e croati, con un bilancio di 100 mila morti, di cui due terzi bosniaci.

1991-94 e 2020: Nagorno-Karabakh

Quando l’Unione Sovietica cade, nel 1991, una guerra esplode nel Nagorno-Karabakh, territorio azero abitato da una maggioranza armena. Il conflitto provoca 30 mila morti. Un cessate il fuoco nel 1994 consacra la creazione di fatto di una repubblica autoproclamata sotto controllo armeno. Un nuovo conflitto scoppia nell’autunno 2020, provocando 6.500 vittime. Si chiude con una schiacciante sconfitta dell’Armenia, costretta a cedere all’Azerbaigian tre regioni che formano uno sbarramento attorno al Nagorno Karabakh.

1992: Ossezia del Nord

Nel Caucaso, l’Ossezia settentrionale è teatro, alla fine del 1992, di un sanguinoso conflitto con l’Inguscezia. Le due regioni periferiche della federazione russa danno vita a scontri che provocano diverse centinaia di vittime. L’Ossezia, sostenuta da Mosca, respinge gli attacchi delle forze nazionaliste ingusce che rivendicano un’area attorno alla capitale osseta Vladikavkaz.

1992: Transnistria

Confinante dell’Ucraina, la Transnistria, regione russofona moldava, fa una secessione nel 1990. Due anni dopo esplodono violenze fra forze moldave e milizie slave di Transnistria. Intervengono 3 mila soldati russi e il bilancio del conflitto è di diverse centinaia di morti, ma la Transnistria non è riconosciuta come Stato dalla comunità internazionale, e la Russia non fa eccezione.

1994-96, 1999-2009: Cecenia

Nel Caucaso la repubblica russa a maggioranza musulmana è stata a due riprese teatro di conflitti tragici che vedono contrapporsi gli indipendentisti, poi islamisti, e l’esercito russo. I morti sono decine di migliaia. A fine 1994, Mosca lancia l’esercito contro la repubblica separatista, che resiste ostinatamente e dopo due anni le truppe russe si ritirano. Alla fine del 1999 le truppe tornano in Cecenia, su impulso del presidente Vladimir Putin, per un’«operazione antiterrorismo» e conquistano la capitale Grozny. Nel 2009 Mosca decreta la fine dell’operazione.

1998-99: Kosovo

Nel marzo 1998 Belgrado lancia un’offensiva contro i separatisti nel Kosovo, una provincia serba popolata da una maggioranza di albanesi musulmani. Per mettere fine al conflitto, la Nato lancia, nel marzo 1999, dei raid aerei che portano, il 10 giugno, al ritiro delle forze serbe dal Kosovo. Il conflitto ha fatto circa 13 mila morti, in gran parte albanesi.

2008: Georgia

L’8 agosto 2008 la Georgia lancia un’offensiva per riprendere il controllo dell’Ossezia meridionale, regione separatista prorussa che ha proclamato l’indipendenza nel 1991. Mosca risponde inviando truppe sul territorio georgiano e infligge in pochi giorni una bruciante sconfitta all’ex repubblica sovietica. Subito dopo la Russia riconosce l’indipendenza dell’Ossezia meridionale e dell’Abcasia, un’altra provincia separatista georgiana.

2014 e 2022: Ucraina

Nel 2014, dopo le manifestazioni del movimento pro-Ue di Maidan e la fuga in Russia del presidente Viktor Yanucovych, la federazione russa annette la penisola di Crimea e sostiene i ribelli separatisti prorussi nelle regioni dell’Est del Paese da 40 milioni di abitanti. Due repubbliche vengono autoproclamate. Il conflitto, che ha provocato oltre 14 mila morti da quando è iniziato, era diminuito di intensità nel 2015 con la firma degli accordi di Minsk. Ma Mosca ha lanciato nei mesi scorsi vaste manovre militari intorno all’Ucraina, ha riconosciuto il 21 febbraio l’indipendenza delle due repubbliche filorusse e il 24 febbraio ha attaccato con un’azione militare il Paese.

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