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LA GUERRA IN UCRAINA

Anche i giornalisti italiani di Rai e Tg5 abbandonano Mosca dopo la nuova legge russa

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guerra in ucraina, libertà di stampa, Sicilia, Mondo
La Duma, il Parlamento russo, in seduta plenaria

Fuga da Mosca dopo la stretta sui cronisti decisa dal Parlamento russo. Il giro di vite sui media, con la limitazione dell’accesso ai siti d’informazione, il blocco di Facebook e Twitter e il via libera alla legge che prevede multe e carcere per chi diffonde notizie ritenute false dalle autorità locali, mette in allarme i media di tutto il mondo, costretti a richiamare i propri giornalisti e a chiudere gli uffici.

Anche la Rai deve alzare bandiera bianca. La tv pubblica ha deciso di sospendere i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa per l’impossibilità - spiega Viale Mazzini in una nota - di «garantire la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione». Le notizie su quanto accade a Mosca e nel resto del Paese verranno per il momento fornite «sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia».

Rientrano dunque in Italia gli inviati della tv pubblica, mentre il corrispondente da Mosca Marc Innaro non potrà per il momento lavorare. Proprio Innaro era stato oggetto di attacchi da parte di più esponenti politici perché ritenuto filo-russo. Da ultimo il deputato Pd, Andrea Romano, lo aveva accusato di rilanciare «senza commenti la versione dei militari di Putin sulla mancata catastrofe alla centrale nucleare di Zaporozhye». «Un inaccettabile tiro al bersaglio», secondo Usigrai e Fnsi, che parlano di un attacco «strumentale e pericoloso».

Anche il Tg5 ha deciso di richiamare il proprio inviato in Russia. «Chi sta a Mosca rientra», conferma all’Ansa il direttore del Tg dell’ammiraglia Mediaset, Clemente Mimun. Sky Tg24 non ha invece inviati nella capitale russa.
Le decisioni delle emittenti italiane seguono quelle analoghe della Bbc, che ha un proprio ufficio a Mosca e trasmetteva in lingua russa, e delle americane Cnn e Abc, oltre che della tv pubblica canadese Cbc/Radio-Canada. L’allarme si estende a carta stampata, siti internet ed agenzie di stampa. Anche l’Ansa ha deciso di sospendere il flusso di notizie dalla sede di Mosca, spiegando che gli aggiornamenti su quanto avviene in Russia saranno forniti attraverso la sede centrale di Roma e gli altri uffici di corrispondenza dell’agenzia all’estero. Anche la Spagna e la Germania hanno preso decisioni analoghe. I due principali media pubblici spagnoli, la radio-televisione Rtve e l’agenzia di stampa Efe, hanno sospeso i servizi dei corrispondenti dalla Russia.

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