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Crisi Ucraina, i motivi dello scontro e le forze in campo

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La polizia ucraina e i militari della Guardia nazionale prendono parte a un'esercitazione vicino nell'Ucraina meridionale

Da una parte c'è l'influenza occidentale e il timore che l'Ucraina entri a fare parte della Nato. Dall'altro l'enorme ricchezza delle enormi riserve energetiche della zona del Caspio. L'Ucraina, dal punto di vista geografico, è il più grande d’Europa, secondo solo alla Russia e si trova strategicamente al confine fra l'ex Unione sovietica e la parte occidentale del Vecchio Continente.

I motivi della crisi

"A Putin interessa possederla, agli Usa controllarla" scrive il New York Times. Ed è proprio da qui che bisogna partire per raccontare le ultime settimane di tensione, con una atmosfera da Guerra fredda, che solcano il confine fra Russia ed Ucraina ma i cui venti attraversano tutta Europa, oltrepassano l'Oceano Atlantico con direzione Washington.

La crisi Ucraina è dunque legata a doppio filo con il paventato ingresso di Kiev tra le fila della Nato. Una ipotesi che Mosca teme e minaccia, se dovesse accadere, di chiudere i rubinetti del gas che alimenta l'Europa.

Le forze in campo

Più di centomila soldati russi alle porte dell'Ucraina, migliaia di truppe americane inviate nelle ultime settimane in Polonia e Romania. E poi i movimenti in mare, con la maxi-esercitazione militare lanciata da Mosca nel Mar Nero, muovendo 30 navi da Sebastopoli e Novorossijsk per "difendere la costa della penisola di Crimea, le basi del Mar Nero e il settore economico del Paese da possibili minacce militari"; mentre da dicembre la portaerei americana Harry Truman è impegnata in manovre nel Mediterraneo, che nell'ultima settimana si sono spostate nell'Adriatico per esercitazioni congiunte con gli Alleati.

Nella crisi ucraina, le forze in campo hanno le dimensioni da conflitto su vasta scala, potenzialmente devastante. Come ha avvertito il presidente americano Joe Biden, "quando gli americani e la Russia iniziano a spararsi, è una guerra mondiale". Timori sempre più forti, guardando all'allontanamento dalle acque russe del Pacifico di un sottomarino Usa, rivendicato dalla flotta di Mosca. L'escalation iniziata con Mosca che per mesi ha ammassato le sue forze sul fianco orientale della Nato dichiarando di voler proteggere i suoi confini, da ultimo con le manovre militari in Bielorussia, ha spinto Washington a rispondere con l'invio di massicci rinforzi in Europa.

L'ultimo prevede lo sbarco di altri tremila soldati in Polonia, dove dall'inizio della crisi erano già stati inviate 1.700 truppe della brigata da combattimento di fanteria dell'82/ma divisione aviotrasportata. In Romania è stato invece trasferito uno squadrone dalla Germania. Decisioni che mirano a rafforzare la difesa - e la deterrenza - nei due Paesi Nato con i confini più lunghi con l'Ucraina. Un dispiegamento in cui vanno considerati anche gli 8.500 soldati messi in stato di "allerta elevata" a fine gennaio per essere schierati in Europa, se necessario.

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