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Regione, l'ultimo attacco di Miccichè. Ma Musumeci insiste: «Sono io il candidato»

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Nello Musumeci a Catania per l'inaugurazione della Cittadella giudiziaria (foto Salvo Giuffrida)

Un Parlamento semideserto ha discusso delle dimissioni di Musumeci mentre lui era a Catania e rilanciava la propria candidatura.

Scene mai viste all’Ars. La seduta in cui il presidente Gianfranco Micciché doveva comunicare ufficialmente le dimissioni del governatore è iniziata mentre erano presenti per lo più deputati del Pd e dei grillini, uno solo del centrodestra (Alessandro Aricò). Musumeci invece ha scelto i social. Ieri sera, per annunciare il proprio addio a Palazzo d’Orleans e mentre il Parlamento discuteva quindi di un fatto ormai noto lui a Catania stava inaugurando il cantiere della cittadella giudiziaria. E da lì ha mostrato di non aver rinunciato all’idea di tornare a Palazzo d’Orleans: «Nella scelta del candidato, l'importante è che questo centrodestra sia unito per vincere e per non rovinare il tanto lavoro che in cinque anni è stato prodotto, senza neanche un giorno di crisi. Il candidato della coalizione è il presidente della Regione uscente. Fino a quando la coalizione non dirà no, fino a quando non ne troverà un altro…».

Operazione a cui la coalizione lavora de mesi. Berlusconi ha ufficialmente lanciato la candidatura di Stefania Prestigiacomo. Idea che la Lega non sposa. Salvini rilancia con Nino Minardo o Alessandro Pagano. L’Mpa vorrebbe Massimo Russo. Una partita lunga, anche se il traguardo è fissato al 25 agosto, data di presentazione delle liste.

Ma Musumeci da Catania ha ribadito:  «Siamo con lo stesso governo dall’inizio - ha aggiunto - con gli stessi assessori. Abbiamo fatto giunta ieri e un’altra ce ne sarà lunedì. Abbiamo lavorato tranquillamente con l’impegno di sempre». «La coalizione - ha continuato Musumeci - deve eventualmente trovare un candidato che non sia catanese, perché una delle accusa è questa, che sono catanese; che non sia antipatico, perché pare che io sia antipatico; che non sia alto 1,85. Quindi qualcuno con una statura un pò più bassa, che non sia stato mai coerente idealmente, cioè che abbia fatto il saltabanchi, che abbia avuto problemi giudiziari, perché chi non li ha avuti non può fare il presidente della Regione. E’ facile o non è facile trovare un candidato...?».

E mentre Musumeci diceva così a Catania, a Palermo, all’Ars, in apertura di seduta Miccichè ha letto in aula la brevissima lettera di Musumeci, che riproduce (in modo ancora più blando e sintetico) ciò che il governatore aveva detto 12 ore prima su Facebook.

Giuseppe Lupo, capogruppo del Pd, ha parlato di «disprezzo del Parlamento da parte di Musumeci». E il capogruppo dei grillini, Nuccio Di Paola, ha aggiunto che «Musumeci non è mai stato disponibile al confronto in Parlamento né nelle commissioni. Ciò certifica il distacco del presidente da questa istituzione e dai cittadini. Mi auguro che dopo le elezioni la Sicilia si svegli più dialogante. In bocca al lupo a tutti noi».

In aula, fra i pochissimi deputati (meno di una decina su settanta), anche Antonello Cracolici del Pd: «È il mio ultimo intervento in questa aula dopo 21 anni (si candiderà alle Politiche, ndr). Penso che l’elezione diretta del presidente della Regione sia diventata una caricatura. Scollamento drammatico tra parlamento ed esecutivo. Il gesto di Musumeci è una manifestazione di chi pensa che si possa legittimare la propria funzione disprezzando il Parlamento. È l’esaltazione dell’uomo solo al comando. La seduta di oggi è come una partita di Tresette col morto». Cracolici ha sollevato dubbi anche sulla procedura seguita da Musumeci: «Le dimissioni sono valide da oggi o da ieri, visto che la lettera è arrivata ieri sera ma all’Ars è stata ufficializzata oggi? Non è un problema secondario, visto che determina conseguenze di legge. E visto anche che negli assessorati si sta lavorando molto più che per l’ordinaria amministrazione».

In aula è stato l’assessore Alessandro Aricò a difendere Musumeci: «Permette di risparmiare, votare in sicurezza e non chiudere le scuole».

Poi Micciché, visibilmente commosso, ha salutato i deputati: «È l’ultima seduta, mi sono affezionato a voi. Mi amareggia perfino che Cracolici vada via, è una persona con cui ho collaborato. Fare il presidente dell’Ars è stata la cosa più bella che ho fatto nella vita. Più bella di quando sono stato ministro». Poi, tornando su Musumeci, ha aggiunto: «Il concetto di democrazia è un concetto forte. Il concetto di democrazia non può venir meno. Non dico che Musumeci non sia stato democratico ma non ha insistito sulla ricerca di un rapporto fra poteri. Quando si scontrano i poteri è un disastro, raramente è successo che il potere esecutivo si sia scontrato con quello legislativo. È venuto meno il rapporto di fiducia e leale collaborazione. Non credo sia colpa solo del governo ma non c’è dubbio che da parte dell’esecutivo ci sia stata voglia di prevaricazione. Anche il voto segreto (contro il quale Musumeci ha tuonato abbandonando l’Ars, ndr) fa parte della democrazia.

Poi la chiosa «alla Micciché»: «Ringrazio il personale dell’Ars, senza di loro chissà quante minchiate avrei fatto». E questo è l’ultimo atto della legislatura, davvero.

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