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Fiamme sul traghetto, 13 persone mancano all'appello. Il video del salvataggio

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco, si sono complimentati con il comandante generale della guardia di finanza, Giuseppe Zafarana

Sono ancora 13 le persone che mancano all’appello dopo lo sbarco di gran parte di passeggeri e membri dell’equipaggio evacuati dalla nave Euroferry Olympia, sulla quale era divampato un incendio questa notte a largo dell’isola greca. Cinque dei quali individuati a bordo, gli altri 8 ancora dispersi. Lo riferisce in una nota il Gruppo Grimaldi, che ha offerto completa assistenza e una sistemazione alberghiera agli sbarcati a Corfù, in attesa di ricevere il nulla osta dalle autorità competenti per procedere con il trasferimento verso i luoghi di residenza. A seguito di un controllo dei passeggeri e membri dell’equipaggio evacuati mancherebbero all’appello 13 persone. Di queste, cinque passeggeri sono stati, nel frattempo, rintracciati a bordo e sono subito scattate le operazioni di recupero ed evacuazione con ogni mezzo disponibile in loco. Proseguono, inoltre, le operazioni di recupero della nave, attraverso l’utilizzo di rimorchiatori specializzati. Al momento non risultano sversamenti di combustibile nè danni ambientali di altro tipo. Per le operazioni di salvataggio è stata incaricata dal Gruppo Grimaldi la SMIT Salvage, azienda olandese leader a livello mondiale nel settore del salvataggio. L’Euroferry Olympia è stata sottoposta, lo scorso 16 febbraio ad Igoumenitsa, ad una visita Port State Control, conclusasi con esito positivo. La nave è oggetto di regolari verifiche da parte delle autorità competenti nell’ambito dei controlli previsti dalla normativa internazionale in materia di sicurezza della navigazione.  Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco, si sono complimentati con il comandante generale della guardia di finanza, Giuseppe Zafarana per le operazioni di salvataggio messe in atto per passeggeri ed equipaggio.

 

Il giro delle cabine poi l'abbandono della nave

Il comandante che fa il giro delle cabine per essere sicuro che nessuno resti indietro, prima di dare l’abbandono nave, con le fiamme, «altissime» e il calore che aumentava. E poi il fumo, nero e denso, il buio, le urla: «a bordo c’era il panico». Sono state ore di terrore quelle vissute dai passeggeri e dai membri dell’equipaggio del traghetto Euroferry Olympia, andato a fuoco in piena notte tra la Grecia e l’Italia. Ore trascorse da centinaia di persone con l’angoscia e la paura di non uscire più da quell’inferno e che per i più si sono dissolte una volta a bordo dei mezzi di soccorso, arrivati in tempo. Ma 13 persone, si è appreso solo dopo, non ce l’hanno fatta ad abbandonare subito la nave: per loro i soccorsi sono continuati, in una corsa contro il tempo.
A raccontare l’incubo vissuto a bordo sono i membri dell’equipaggio del ‘Monte Speronè, il pattugliatore della Guardia di Finanza che si trovava in zona per un altro intervento e che è stato subito dirottato dalle autorità greche verso il luogo dell’incidente; 29 uomini e donne che hanno lavorato per tutta la notte per soccorrere i naufraghi, tranquillizzarli, dar loro acqua e coperte termiche e portarli nel porto di Corfù. «Le fiamme erano così alte che le abbiamo viste ancora prima di arrivare nei pressi della nave, con la nostra strumentazione di bordo. Ci siamo attivati in tempi molto rapidi anche grazie all’equipaggio, che è rodato e ha un altissimo livello di professionalità», racconta il comandante del pattugliatore, il colonnello Simone Cristalli, il cui pensiero va a tutti quelli rimasti a bordo.
I finanzieri, che hanno ricevuto i complimenti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno messo subito in mare i due gommoni in dotazione e con quelli si sono diretti verso la nave, anche per verificare che non vi fossero persone in mare.  «Poi, quando siamo arrivati sottobordo - racconta ancora Cristalli - abbiamo trovato i passeggeri e l’equipaggio che erano già a bordo delle scialuppe e dunque ci siamo preoccupati immediatamente di trasferirli sul pattugliatore, per metterli in sicurezza». Non sono stati momenti semplici, nonostante le condizioni del mare fossero buone. «La nostra preoccupazione principale era di mettere in salvo le loro vite e quella è stata la priorità. Ma trasferire 243 persone non è semplice».
A raccontare cosa era avvenuto a bordo del traghetto è Felice Lodovico Simone Cicchetti, comandante della stazione navale di manovra di Messina, che si trovava a bordo del Monte Sperone. “Il comandante della nave, quando è scoppiato l’incendio, ha fatto immediatamente il giro della cabine e ha radunato tutti i passeggeri e l’equipaggio in un unico ponte, poi ha dato l’abbandono nave. Ma non è stata un’evacuazione facile» perché, come hanno raccontato i passeggeri ai finanzieri, c’erano “fiamme altissime e il panico a bordo». «Eravamo impegnati nel soccorso, non abbiamo avuto molto tempo per cogliere le sensazioni di chi era sul traghetto - conferma Cristalli - ma è evidente che fossero spaventati e impauriti». Ed infatti una volta sul pattugliatore, racconta Cicchetti, molti dei passeggeri - tra loro c’erano anche delle donne e dei bambini oltre ad autotrasportatori in maggioranza greci e bulgari -, sono scoppiati a piangere, «lacrime liberatorie dopo tanta tensione accumulata».
L’intervento dei finanzieri non si è limitato al solo trasferimento dei passeggeri sul pattugliatore. «Quando siamo arrivati - è ancora Cicchetti a raccontare - c’erano due membri dell’equipaggio rimasti a bordo. Ci siamo avvicinati con i gommoni e li abbiamo aiutati a scendere con la biscaggina senza problemi». Il pattugliatore Monte Sperone si trovava in zona poiché era andato a rimorchiare un’altra unità della Guardia di Finanza che aveva avuto un’avaria mentre era diretta a Milos.  La chiamata delle autorità greche è arrivata pochi minuti dopo le 4. «La Guardia Costiera greca ci ha nominato coordinatori del soccorso sul posto, perché eravamo l’unità navale più grande - spiega Cristalli - e ci ha messo a disposizione 4 motovedette. Tre le abbiamo utilizzate per verificare che non ci fossero persone in mare attorno alla nave e una quarta, su disposizione del medico di bordo del traghetto, è servita invece per trasferire immediatamente a terra una persona che aveva accusato problemi all’apparato respiratorio».

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