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CONSIGLIO DEI MINISTRI

Nei concorsi pubblici vantaggi alle donne, rigore sui social per gli statali: ecco il nuovo decreto

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Il provvedimento è finalizzato a rendere efficiente l'amministrazione anche per l'impiego dei fondi del Pnrr. Tutte le selezioni dovranno essere pubblicate nel portale nazionale per rendere accessibile a tutti la conoscenza dei bandi
concorsi, pubblica amministrazione, Renato Brunetta, Sicilia, Politica
La fila per partecipare alla prova di un concorso pubblico (foto del luglio 2021)

Nuove regole per l’utilizzo dei social da parte di più di tre milioni di dipendenti pubblici. Il decreto legge, approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri, prevede l’aggiornamento del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Dpr 62/2013), introducendo, in particolare, una sezione dedicata all’utilizzo dei social network per tutelare l’immagine della pubblica amministrazione. Si stabilisce, inoltre, lo svolgimento di un ciclo di formazione sui temi dell’etica pubblica e del comportamento etico per i neoassunti, la cui durata e intensità sono proporzionate al grado di responsabilità.

Nuove regole anche per i concorsi. In particolare, al momento della selezione il candidato dovrà conoscere almeno una lingua straniera. Sarà inoltre rafforzata la piattaforma InPa, che offre una panoramica sui concorsi pubblici. Le amministrazioni dovranno pubblicare i loro bandi di concorso sul portale, così da agevolare la partecipazione dei candidati. Dal primo luglio 2022, poi, l’accesso ai concorsi per le assunzioni a tempo determinato e indeterminato nelle amministrazioni pubbliche avverrà esclusivamente registrandosi al portale (inPA.gov.it). Successivamente il ricorso al portale sarà esteso a Regioni ed enti locali con modalità che saranno definite in un decreto del ministro per la Pubblica amministrazione, previa intesa in Conferenza Unificata. Si prevede, inoltre, una semplificazione procedurale dei concorsi e norme specifiche per ampliare l’uso di InPa anche per individuare le commissioni esaminatrici dei concorsi, il conferimento di incarichi per il Pnrr e la nomina dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione (Oiv).

Una norma servirà ad agevolare le donne al momento delle selezioni. «Le amministrazioni - dice il decreto - possono prevedere nei bandi misure che attribuiscono vantaggi specifici al genere meno rappresentato». In altri termini, una «discriminazione positiva» a parità di punteggio conseguito nelle prove concorsuali. Naturalmente in quei settori in cui sono più numerose le donne, dalla norma trarranno vantaggi gli uomini. Il principio tutelato dalla norma, infatti, è la parità di genere nell’accesso, nelle progressioni di carriera e nel conferimento degli incarichi apicali.

Nuove regole anche per la mobilità orizzontale, ovvero per i trasferimenti da un ufficio ad un altro o da un’amministrazione ad un’altra, con il mantenimento di mansioni equivalenti. È previsto un sistema di pubblicità unico e trasparente con gli avvisi per tutti i posti disponibili nelle amministrazioni centrali e locali, che saranno inseriti anch’essi nel portale InPa. I dipendenti pubblici interessati alle posizioni vacanti potranno presentare apposita domanda tramite il portale.

In arrivo, poi, restrizioni significative all’uso di mezzi alternativi di mobilità, ossia «comandi» e «distacchi». L’obiettivo del governo è renderli eccezionali e rigorosamente limitati nel tempo. Nuove disposizioni anche per il personale impiegato in organismi internazionali o dell’Unione europea.

«Con il secondo decreto Pnrr, appena approvato dal Consiglio dei ministri, il governo dà un altro colpo di acceleratore per centrare le milestone e i target di giugno 2022», commenta il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta

«L'approvazione del secondo decreto relativo al Pnrr - dichiara, in una nota stampa il segretario generale della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli - è certamente un fatto positivo. Il provvedimento e le risorse europee ad esso collegate devono essere finalizzate alla realizzazione di quella nuova visione della pubblica amministrazione, avviata con il Patto del lavoro pubblico e la coesione sociale, che mette la qualità del lavoro pubblico al centro dei processi di riforma». Il sindacalista pone l’accento soprattutto sui concorsi: «Le nuove modalità di svolgimento dei concorsi, il potenziamento della formazione ed il miglioramento dei processi di mobilità dei dipendenti - afferma - rappresentano strumenti positivi per accompagnare il turnover del lavoro pubblico e i necessari processi di riqualificazione». L’auspicio della Cisl è «che il governo sostenga con nuove risorse il rinnovo dei contratti della sanità e delle funzioni locali e che definisca quanto prima un grande piano di reclutamento e di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato nei servizi pubblici, accompagnando i processi di riforma con misure in grado di valorizzare e riqualificare le professionalità già esistenti all’interno delle pubblica amministrazione».

Affinché con il Recovery tutto fili liscio, il funzionamento della macchina amministrativa, del resto, sarà centrale. A scattare una fotografia del suo operato, sul fronte dei decreti attuativi, è stato il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli, che, durante l’ultimo Consiglio dei ministri ha incassato anche il ringraziamento del presidente Mario Draghi. La sua relazione parla chiaro: in poco più di un anno il governo ha smaltito 955 provvedimenti, quasi il triplo dei due governi Conte, più di Renzi (751) e più Gentiloni (404), considerando un periodo analogo. Eppure, la mole di lavoro è enorme, tanto che il documento definisce «necessario» limitare il ricorso ai provvedimenti attuativi, molti dei quali vengono aggiunti in sede di conversione parlamentare. A tal fine sarà costituito un gruppo di lavoro, che coinvolgerà anche professori universitari, per predisporre «una direttiva da indirizzare a tutte le amministrazioni centrali» e saranno coinvolti per «trovare soluzioni comuni e condivise», anche i presidenti delle Camere.

Spunta anche una sorta di «pagella trimestrale» per i ministeri. Da gennaio a marzo 2022 in sette hanno raggiunto e/o superato il «valore target» di decreti attuativi assegnati (Cultura, Università e ricerca, Politiche giovanili, Affari Esteri, Difesa, Istruzione, Salute); 12 lo hanno fatto in almeno uno dei tre mesi (Presidenza del Consiglio, Economia, Pa, Affari Regionali, Lavoro, Pari opportunità, Sviluppo economico, Transizione ecologica, Transizione digitale, Interno, Sport e Turismo); 3 hanno centrato una percentuale compresa tra il 65% e il 55% degli obiettivi (Giustizia, Infrastrutture e Politiche agricole).

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