Martedì, 04 Ottobre 2022
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LA LOTTA AL COVID

Green pass, il rebus dei controlli affidati ai ristoratori. Giuristi divisi

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Per Ainis «c'è il rischio di pulsioni anti-Stato», per Pellegrino è «legittimo verificare la certificazione»
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Controlli del green pass in un ristorante di Milano

Divide i giuristi l’attribuzione ai ristoratori - che ospitano clienti al chiuso - dei compiti di controllo del possesso del green pass e dei documenti di identità della clientela.

Non ha dubbi Gianluigi Pellegrino, tra i più esperti legali di diritto amministrativo, che rientri nel pieno diritto dello Stato chiedere a ristoratori e titolari di esercizi aperti al pubblico di controllare i documenti sanitari e di identità dei clienti. Per il costituzionalista Michele Ainis, invece, delegare i controlli a soggetti non «titolati» è un altro indizio della «militarizzazione della società civile» e la crescente limitazione di spazi di libertà mette in circolo «pulsioni anti-statali».

«Questa vicenda dei titolari di locali pubblici costretti a verificare i green pass e i documenti dei clienti, fa il paio con quella dei presidi che rischiano di pagare multe se anche loro non controllano che non ci sia del personale scolastico non vaccinato. Questo significa - ragiona Ainis - trasferire a dei soggetti privati, o anche a dei soggetti pubblici come sono i presidi e che però hanno funzioni diverse, dei compiti di polizia. Sono compiti di controllo, sostanzialmente di polizia». La conseguenza, sottolinea Ainis, «è quella di una sorta di militarizzazione della società civile, capisco che può sembrare una espressione forte però di questo si tratta».

«I documenti di identità sono già richiesti negli alberghi, su certi mezzi di trasporto, per gli acquisti con carte di credito: insomma non è mica una novità», rileva invece Pellegrino. «Certo poi non è che gli esercenti possono verificarne l’autenticità o che non si tratti di un documento artefatto, di tutto questo non possono rispondere. Ma nei limiti dell’attività privata, e sostanzialmente come condizione dell’autorizzazione amministrativa che hanno nei vari settori, questo controllo lo Stato glielo può chiedere», assicura Pellegrino, che non ha dubbi sul fatto che nessun giudice riterrebbe eccessiva la norma che impone di controllare il green pass. «Credo che qualsiasi giudice direbbe che l’obbligo di controllare il green pass è ragionevole e proporzionale. Mi sembra un onere giustificato. Chi svolge attività aperte al pubblico può essere sempre condizionato a degli oneri da rispettare purché siano ragionevoli», conclude Pellegrino.

Non ha ricette in tasca per convincere i renitenti del vaccino, anche se avrebbe preferito la via della persuasione e non quella degli obblighi, tuttavia Ainis - anche se ritiene «comprensibile» il desiderio di Draghi e del governo «di venire a capo della pandemia il più rapidamente possibile» - non può non rilevare che «quando lo Stato va ad occupare degli spazi di libertà, che prima erano intangibili, è evidente che almeno in un segmento dell’opinione pubblica possano maturare delle pulsioni anti-statali». Ainis però ricorda che i cittadini non sono solo titolari di diritti ma anche destinatari di «obblighi» come quello della solidarietà verso gli altri, che non si rispetta se si e rinvia il vaccino aspettando che «arrivi l'effetto gregge».

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