Giovedì, 22 Agosto 2019
LE DIMISSIONI "CONGELATE"

Manovra, già domani fiducia al Senato
Per Renzi governo istituzionale o voto

ROMA. Il governo chiederà la fiducia sulla legge di bilancio e punta ad arrivare al voto in Aula entro domani sera. Le dichiarazioni di voto cominceranno alle 12 e la prima chiama è prevista per le 13.30.

La decisione di arrivare al voto di fiducia entro domani sera è stata presa dalla Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che si è conclusa dopo circa un'ora e mezzo di dibattito. Il voto sul calendario è avvenuto a maggioranza e quindi dovrà essere confermato in Aula.

L'esame del provvedimento, spiega la presidente del gruppo Misto Loredana De Petris contraria all'ipotesi di mettere la fiducia su un provvedimento che si sarebbe dovuto cambiare "per consentire al governo di mantener fede agli impegni presi", "avverrà dunque stanotte". "Non si era mai visto - incalza Tito di Maggio di Cor - che un governo dimissionario chiedesse la fiducia..".

Intanto Matteo Renzi domani nell'intervento alla direzione del Pd confermerà le dimissioni da premier e non dovrebbe spingere l'acceleratore sulle elezioni anticipate in tempi brevi. È quanto si apprende da fonti di maggioranza in vista della delicata riunione di domani dopo la sconfitta al referendum.

Secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, Renzi indicherà un bivio: o un governo di responsabilità nazionale con la più ampia partecipazione delle forze politiche per affrontare le scadenze del paese o le elezioni.

Il Pd, spiegano le stesse fonti, non è intenzionato a reggere un governo da solo facendosi "rosolare" dalle opposizioni che chiedono le urne anticipate e accusano i dem di volere restare al governo.

Le consultazioni per la formazione del nuovo Governo inizieranno giovedì, al massimo venerdì. Questo è l'orientamento del Quirinale alla vigilia del voto di fiducia sulla manovra e della direzione del Pd. Fermo restando uno scenario in veloce evoluzione.

La Lega. "Non ci sono le basi per l'approvazione rapida della legge di bilancio al Senato a meno che il governo non elimini immediatamente tutte le marchette pre-elettorali inserite prima del voto di domenica. Non vogliamo prolungare l'agonia per ripagare gli endorsement ricevuti da Renzi in campagna elettorale". Così i presidenti dei gruppi parlamentari leghisti Massimiliano Fedriga e Gian Marco Centinaio in una nota.

M5s. "Renzi, Alfano, Verdini e Boschi hanno bloccato il Parlamento con queste riforme costituzionali dannose e bocciate dalla stragrande maggioranza degli italiani. Hanno fallito e devono andare a casa. Il M5S non intende bivaccare mesi su mesi alla ricerca di una quadra con i partiti politici responsabili dei disastri in Italia. Non ne possiamo più". Lo scrive, in un post sul blog di Beppe Grillo, Alessandro Di Battista che sottolinea: "Non ci faremo trascinare in estenuanti trattative sulla legge elettorale. Il Paese è stufo. Per noi l'Italicum, la legge elettorale che loro si sono votati, ha dei profili di incostituzionalità (se fosse così chi l'ha votata dovrebbe vergognarsi e sparire dalla scena politica). A ogni modo ce lo dirà la Corte Costituzionale. Una volta che si sarà pronunciata andremo al voto con quella legge corretta, sia alla Camera che al Senato. Punto. E, finalmente, il Popolo italiano deciderà chi dovrà governare il Paese".

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