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Da Sigonella la Nato ha spiato la fine della Moskva: perché gli aerei sono volati nel Mar Nero

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Moskva

Da Sigonella la Nato ha spiato l'incendio a bordo e la fine dell’incrociatore Moskva. Appena è scattato l'allarme due grandi aerei da ricognizione teleguidati, GlobalHawk, sono decollati dalla pista siciliana vero il Mar Nero. E subito dopo è partito un bireattore Boeing P8. I velivoli si sono fiondati sul luogo dove stava avvenendo l'incendio per raccogliere informazioni su frequenze e apparati impiegati dalle forze di Mosca. Infatti, nel momento dell'emergenza, quando si tenta di salvare la nave dall’affondamento, c’è minore attenzione a schermare comunicazioni e impianti ed ecco che la Nato ha cercato di inviare i propri aerei per captare quanto possibile.

Non si sono avvicinati alla linea del fronte in Ucraina, troppo pericoloso ma grazie alle loro sofisticate apparecchiature hanno cercato di acquisire informazioni a oltre trecento chilometri di distanza. I GlobalHawk hanno vigilato per oltre dodici ore nelle acque del Mar Nero e da quando è accaduto l'incendio le ricognizioni volanti di tutte le forze Nato, che partono da altri Paesi, si sono intensificate.

L’incrociatore Moskva, di classe Slava, era la terza nave più grande della flotta attiva russa. Trasportava, oltre a due cannoni, missili antinave Vulkan, una serie di armi anti-sottomarino e siluri. Un robusto potenziale distruttivo ma anche un dispositivo di autodifesa che l’avrebbe dovuta rendere inattaccabile ed invece è colata a picco. Da un lato, gli ucraini affermano di aver colpito l’unità con missili Neptune, e dall'altro, i russi dicono che il Moskva è andato a picco a causa dell’esplosione di un suo deposito di munizioni durante una tempesta, anche se non sembra esserci traccia del maltempo quando è accaduto l'incidente. La Russia, inoltre, nega che ci siano stati morti, ma i parenti parlano ormai apertamente di decine di vittime.

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