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LA MISURA

Draghi prepara l'addio al Cashback? Ecco cosa succederà ai rimborsi

Potrebbe avere vita breve la misura del cashback lanciata a fine anno dal governo Conte e che ora con l'arrivo a Palazzo Chigi di Mario Draghi potrebbe essere messa da parte. I cinque miliardi stanziati per la misura, infatti, potrebbero essere utilizzati per altri interventi.

Il cashback è un rimborso del 10% su tutte le spese effettuate con pagamenti elettronici (esclusi gli acquisti on line) come carta di credito, bancomat, app, fino a un massimo di 15 euro a transizione. Un primo esperimento è partito l'8 dicembre e proprio nei giorni scorsi sono stati disposti i i mandati di pagamento con i quali sono state liquidate le somme per il periodo 8-31 dicembre. La Consap ha disposto oltre 3,2 milioni di bonifici per un totale liquidato di circa 223 milioni.

La seconda fase è partita l'1 gennaio e si concluderà il 30 giugno. Ma, come detto, potrebbe essere anche l'ultima fase. Anche se la vice ministra dell’Economia, Laura Castelli, ha detto che "nessuno parla di farlo saltare". Il cashback, ha ammesso a Radio 24 mattina, "impegna molte risorse", tuttavia, ha aggiunto, "non è solo uno strumento di lotta all’evasione ma anche una misura per cambiare il modo in cui i cittadini utilizzano il denaro, una misura culturale, e su questa scia bisogna ragionare".

Di sicuro verranno mantenuti i premi e i rimborsi previsti per il primo semestre, mentre potrebbe essere previsto lo stop a partire dal secondo semestre.

Occhi puntati anche sulle anomalie: "E' in atto una costante attività di monitoraggio da parte di Pago Pa al fine di individuare e verificare le operazioni anomale che in quanto tali possano essere passibili di esclusione dall’ambito di applicazione del programma". Lo ha sottolineato il sottosegretario all’Economia, Maria Cecilia Guerra, rispondendo a un’interrogazione in commissione Finanze della Camera sui comportamenti anomali registrati nell’operazione Cashback. "Sono attualmente all’esame diverse soluzioni emerse alla luce del monitoraggio", ha spiegato Guerra sottolineando che "all’esito del monitoraggio, saranno analizzate le risultanze emerse anche al fine di valutare eventuali modifiche da apportare al programma stesso".

Da più parti arriva però l'invito a cambiare rotta. "Riprendendo le parole del premier Draghi, in una situazione come quella che viviamo 'ogni spreco è un torto alle generazioni future'. Per questo il super cashback va annullato, almeno per il secondo semestre dell’anno. Rischiamo di buttare via 300 milioni solo per dare un premio extra di 1.500 euro a chi rientra nelle prime 100.000 posizioni della classifica per numero di pagamenti eseguiti. Peraltro, la scelta di non porre limiti ai pagamenti accettati ha, di fatto, legittimato i furbetti delle micro transazioni". Così a Sky Tg24
il deputato di Forza Italia Luca Squeri, componente della Commissione Attività produttive della Camera. "In un momento tanto difficile - ha proseguito -, prima del cashback ci sono molte altre priorità alle quali destinare i 4,7 miliardi stanziati per la misura, prime tra tutte la riduzione delle tasse e il sostegno a imprese e artigiani che stanno per chiudere. Inoltre, per incentivare i pagamenti elettronici è necessario agire a monte, trattando con le banche per ridurre le commissioni e introducendo un credito di imposta per gli strumenti di cui gli esercenti devono dotarsi", ha concluso.

La leader FdI, Giorgia Meloni, ha scritto al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, per chiedere di sospendere il cashback e destinare le risorse ai ristori. "Riteniamo che sia necessario concentrare le risorse disponibili per sostenere i settori produttivi maggiormente colpiti dalla crisi economica, mettendo da parte iniziative che nulla hanno a che fare con il difficile momento che l’Italia sta attraversando. Riteniamo assurdo che davanti al perdurare dell’emergenza sanitaria, con imprese e partite IVA che chiudono, con cittadini che hanno perso o rischiano di perdere il loro posto di lavoro, il Governo abbia come priorità la lotta al contante e l’incentivazione dei pagamenti elettronici".

Anche il comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana ha proposto una modifica: "Il cashback concentriamolo sulle categorie a maggiore rischio di evasione fiscale rispetto alle altre". Zafarana ha sottolineato che il beneficio per la finanza pubblica "è subordinato all’emersione incrementale dei ricavi rispetto a quelli che sarebbero stati comunque registrati dall’insieme di aziende e professionisti interessati dalla misura". Il bonus, ha ricordato, viene riconosciuto per le spese presso gli operatori della grande distribuzione, le spese per utenze e trasporti ferroviari: "Si tratta -ha osservato il comandante generale della Gdf - di categorie di soggetti per le quali non si rilevano i presupposti per una mancata registrazione dei corrispettivi, cioè normalmente qui non c'è evasione fiscale". Altra categoria di spese per cui spetta il bonus sono quelle interessate dalla detrazione Irpef al 19% per cui, ha evidenziato, "è chiaro che non si è invogliati a non pretendere lo scontrino fiscale, e poi ci sono i soggetti incapienti. Non è escluso - ha proseguito - che cittadini propensi all’utilizzo del contante vista la facilità di raggiungere il rimborso possano continuare a utilizzare il denaro liquido per gli acquisti dai piccoli commercianti e artigiani e, dal canto loro, gli operatori economici marginali potrebbero continuare a dichiarare redditi prossimi alla soglia minima di ragionevolezza registrando più pagamenti elettronici e meno pagamenti per contanti. Se tale ipotesi dovesse essere confermata, ma serve ancora un pò di tempo per capire - ha concluso Zafarana - si potrebbe immaginare di apportare alcuni correttivi alla formula del cashback prevedendo la corresponsione di un bonus crescente in funzione dell’effettiva probabilità di sommersione dell’incasso".

 

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