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CROLLO DEI TITOLI

Scandalo emissioni: nel mirino anche 30.000 Mini Cooper

E intanto finisce nel mirino delle autorità americane anche Bmw, accusata di ritardi e lentezze nel risolvere i problemi delle Mini che non hanno superato i crash test. Si tratta di un caso di una portata limitata rispetto a quello di Volkswagen, con solo 30.000 Mini Cooper e Cooper S nel mirino
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Mini Cooper

NEW YORK. L'incubo di una class action su scala planetaria, un effetto domino di cause collettive dalle conseguenze finanziarie imprevedibili, affonda Volkswagen in borsa mentre il gruppo procede nella pulizia interna e il suo ex capo finisce sotto indagine. Le azioni della casa di Wolfsburg sono arrivate a perdere oggi oltre il 9%, per chiudere con un calo del 7,44% e arrivando così ad un crollo di quasi il 40% dall'inizio dello scandalo dei test truccati tramite il software 'defeat devicè.

E intanto finisce nel mirino delle autorità americane anche Bmw, accusata di ritardi e lentezze nel risolvere i problemi delle Mini che non hanno superato i crash test. Si tratta di un caso di una portata limitata rispetto a quello di Volkswagen, con solo 30.000 Mini Cooper e Cooper S nel mirino. I mercati guardano inorriditi alla raffica di tegole che continuano a piovere sulla casa automobilistica tedesca. Alle circa 11 milioni di auto targate 'Vw' coinvolte nello scandalo, su cui Volkswagen si appresterebbe a intervenire modificando le centraline con costosi richiami, si aggiungono i numeri pubblicati oggi da Audi: 2,1 milioni di auto truccate nel mondo, di cui 1,4 milioni in Europa e 577.000 solo in Germania, con gran parte dei modelli coinvolti, dalla A1 ai potenti Suv come il Q5.

Coinvolti nello scandalo anche 1,8 milioni di veicoli commerciali leggeri. Il governo tedesco nega di essere da tempo a conoscenza che le emissioni delle auto del gruppo tedesco fossero fuori dai limiti, dopo che il Financial Times, sabato, aveva parlato di una ricerca della Commissione europea che evidenziava un forte divario fra le emissioni 'verè e quelle da
laboratorio. Il ministro dei trasporti italiano, Graziano Delrio ha anche telefonato al suo collega tedesco spiegando le misure adottate dall'Italia ed esprimendo fiducia nelle richieste che l'esecutivo tedesco ha indirizzato alla Volkswagen. Ma sono gli sviluppi sul fronte legale a preoccupare di più gli investitori e Berlino, dove il viceministro delle Finanze Jens Spahn confessa che lo scandalo «può avere un grosso impatto sull'economia tedesca, e questo deve preoccuparci un pò».

Accanto alle indagini aperte dalle autorità federali negli Usa, e alle cause che si apprestano a intentare decine di Stati americani, a mettere in moto la class action è un fondo pensione
del Michigan in rappresentanza di una serie di investitori in titoli Vw, che ritengono di aver pagato prezzi gonfiati dalle emissioni nascoste. Un'iniziativa a cui rischiano di affiancarsi
quelle di numerosi concessionari e soprattutto consumatori, con un danno economico che potrebbe portare il conto finale ben oltre i 50 miliardi stimati finora: gli ossidi di azoto e le
polveri sottili nascosti dal software incriminato sono infatti ad alto rischio per la salute, specie dei bambini. In Germania, i giudici della Bassa Sassonia hanno aperto un'indagine su
Martin Winterkorn, l'ex capo supremo di Vw appena rimpiazzato da Mueller mentre i sindacati hanno preannunciato battaglia contro la buonuscita milionaria. In Spagna spunta una denuncia per frode.

E la class action americana potrebbe trovare un'eco in Europa: Adusbef e Federconsumatori, in Italia, dicono di essere in contatto con le altre associazioni europee per sollecitare una class action su scala continentale e dar via a un intervento «urgente» su Volkswagen a difesa dei possessori delle auto coinvolte. Il gruppo Volkswagen si appresta a intervenire sulle auto e torna a fare pulizia dopo la riorganizzazione interna del top management annunciata la scorsa settimana con la nomina del nuovo Ceo Matthias Mueller. Sarebbero stati sospesi in responsabili della ricerca e sviluppo di Audi, Porsche e della casa madre: i test negli Usa venivano gestiti direttamente dai manager in Germania, che inviavano team oltreoceano ogni volta che un'auto rischiava di non passare gli esami anti-inquinamento. Un'operazione volta anche a placare l'opinione pubblica e a segnalare la volontà di collaborare con le autorità, anche se gli scettici anche in Germania mettono nel mirino la cultura aziendale e l'azionariato chiuso di Vw: «con la scelta tutta interna di Mueller - scrive l'Handelsblatt - Volkswagen ha mancato l'opportunità di un cambiamento radicale».

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