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L'EPIDEMIA

Varianti Covid, le mosse del governo Draghi: Ricciardi chiede il lockdown totale

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Walter Ricciardi chiede un lockdown totale

Allarme varianti. Cresce l'attenzione così tanto che arrivano esplicite richieste di chiusure o addirittura di lockdown totale. La misura estrema la chiede Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute. Ma è evidente che dal nuovo governo Draghi potrebbero arrivare novità sulle misure contro la pandemia, a cominciare dalle regioni a colori che potrebbero non essere più efficaci.

È "urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata".

E' "necessario adottare una drastica strategia no-Covid come hanno fatto i Paesi dell'Asia ma anche - ha affermato Ricciardi - Germania e Stati Uniti. Questo significa attuare un lockdown totale immediato ma di durata limitata. Tale strategia per abbattere il virus è quella condivisa e concordata dai maggiori scienziati al mondo".

Ricciardi boccia la strategia a fasce per colori adottata in Italia. "Sta dimostrando che le zone rosse migliorano, quelle arancioni mostrano una stabilità dei parametri e quelle in giallo peggiorano. Andando avanti così si determina uno stillicidio che perdurerà per mesi. La situazione pandemica attuale non è abbattibile se non adottando subito una strategia no-Covid drastica. Solo così si potrà tornare in qualche modo alla normalità".

Anche dalla Sicilia arriva l'appello a rivedere le misure. "Non sono consulente del ministro per la salute, ma che il sistema non funzioni credo sia manifesto a tutti: lo testimoniano il numero dei decessi. L'ho sempre dichiarato", dice il professore Cristoforo Pomara, direttore della medicina legale del Policlinico di Catania e componente del Comitato tecnico scientifico per l'emergenza Covid in Sicilia.

"Con altrettanta franchezza, però, va detto - osserva Pomara - che il sistema di varianti cromatiche è un evidente compromesso che va bene alla popolazione e come tale si traduce in una scelta politica. Io sono sempre stato e resto dell'idea che sarebbe stato più utile a tutti chiudere tutto anche per breve tempo già da ottobre per azzerare la curva e provare a riprendere a vivere. Vedremo che effetto sortiranno gli auspici di Ricciardi. Inoltre - conclude - se prendono il sopravvento le varianti del virus si rischia di vanificare perfino la campagna vaccinale in Italia e in Europa: ne vale la pena?".

Secondo l'ex viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, invece, il consiglio è di chiudere immediatamente i luoghi dove fosse riscontrata una variante così da bloccare immediatamente la diffusione.

SALVINI

Alla richiesta di Ricciardi fanno seguito le critiche di Matteo Salvini:  "Prima di terrorizzare gli italiani, fai il favore di parlarne con il presidente del Consiglio", dice il leader della Lega, ospite di 'Mezz'ora in più' su Rai 3. "Non ci sta che un consigliere una domenica mattina si alzi e senza dire nulla al suo ministro o al presidente del Consiglio - ha aggiunto - parli di una chiusura totale. Io credo che la gente più lavora e meno parla e meglio è".

"Metti attorno a un tavolo gli esperti e chi convince di più sulla base dei numeri e dei dati, allora ha ragione. Ma non ne possiamo più di aprire e chiudere", ha proseguito Salvini ribadendo: "non possono dire cose diverse".

LA VARIANTE INGLESE

Intanto, è il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, data di scadenza del Dpcm. La decisione è arrivata dopo il parere del Comitato tecnico scientifico secondo cui non ci sono più le condizioni affinchè riaprano gli impianti. Una considerazione sulla quale è d'accordo lo stesso Ricciardi. "In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia e gli impianti da sci rientrano in tali attività. Non andrebbero riaperti - ha aggiunto Ricciardi -. Non dimentichiamo che la variante inglese è giunta in Europa proprio 'passando' dagli impianti di risalita in Svizzera".

La variante inglese è quella più temuta:  "Tutte le varianti del virus SarsCov2 sono temibili e ci preoccupano ma, in particolare, quella inglese risulterebbe essere anche lievemente più letale e sta facendo oltre mille morti al giorno in Gran Bretagna". A fronte di questa situazione di "pericolo - ha aggiunto - alcuni Paesi hanno già optato per la chiusura drastica. L'Italia è in ritardo, penso avremmo dovuto prendere misure di chiusura già 2 o 3 settimane fa".

LO STUDIO SULLE VARIANTI

La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico, che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni (vendita degli skipass contingentati e impianti al 50%), scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell'Istituto superiore di sanità, del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia. Un'analisi condotta in 16 regioni e province autonome dalla quale è emersa la presenza delle varianti nell'88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%. Alla luce di ciò lo studio raccomandava di "intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto".
Rispondendo a Speranza, gli esperti sottolineano innanzitutto che la situazione epidemiologica "rimane un presupposto fondamentale" per poter procedere alle riaperture e che in ogni caso ogni azione "va valutata con cautela rispetto al possibile impatto" sui territori. Anche perché le misure previste per le zone gialle "dimostrano una capacità di mitigare una potenziale crescita dell'incidenza ma non determinano sensibili riduzioni" che, invece, si osservano nelle zone arancioni e rosse. C'è poi da tener conto di altri due fattori: la ripresa della scuola in presenza, il cui "impatto andrebbe monitorato prima di valutare ulteriori rilasci", e, appunto, la presenza delle varianti del virus che, dice lo studio, stanno provocando una nuova crescita dell'epidemia, "con un impatto sostenuto sui sistemi sanitari".

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