Domenica, 29 Novembre 2020
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L'INTERROGATORIO

Sea Watch, Carola: "Non volevo colpire la Gdf". La procura: "Impatto voluto"

«La comandante di Sea Watch, Carola Rackete, non ha agito in stato di necessità. Abbiamo proceduto all’arresto perchè, a nostro parere, non era obbligata ad entrare in porto violando l’alt della Guardia di Finanza». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto della comandante di Sea Watch.
Patronaggio, in un breve incontro con la stampa ha aggiunto: «A nostro parere la misura cautelare del divieto di dimora è commisurata al fatto. E' stata valutata negativamente, in maniera volontaria, la manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della Guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà».

Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, «ha effettuato una perquisizione a bordo della Sea Watch proprio per acquisire materiale probatorio per eventuali contatti tra i trafficanti libici e i componenti della Sea Watch. Questo materiale è coperto da segreto investigativo. I magistrati del pool anti-immigrazione della Procura di Agrigento, nei prossimi giorni - ha aggiunto Patronaggio - sentiranno la comandante Carola Rackete in ordine proprio a quest’altra contestazione: il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

«Non volevo colpire la motovedetta della Guardia di Finanza, credevo che si spostasse e me la sono trovata davanti. Non era mia intenzione colpirli», aveva detto il comandante di Sea Watch, rispondendo al gip Alessandra Vella, si è difesa così dall’accusa di avere forzato il posto di blocco della Guardia di Finanza urtando la loro piccola imbarcazione, messa a presidio della banchina del porto di Lampedusa dove le era stato vietato l’accesso.

Carola è uscita pochi minuti dall’aula, in una pausa dell’interrogatorio, facendo due passi davanti all’aula 9 presidiata dalle forze dell’ordine mentre all’esterno ci sono attivisti, giornalisti e operatori di vari Paesi.

 

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