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50 anni fa moriva Luigi Tenco: l'audio live della sua ultima esibizione

"Ciao amore ciao" da Sanremo 1967

ROMA. Cade oggi il 50esimo anniversario della morte di Luigi Tenco, un episodio che, nonostante la riapertura dell'inchiesta e le testimonianze dei tanti che lo conoscevano continua ad avere dei risvolti oscuri.

La storia racconta che Tenco si è suicidato, a 29 anni, sparandosi un colpo alla tempia nella sua stanza dell'Hotel Savoy a Sanremo, la notte in cui era stato eliminato dal Festival, dove cantava in coppia con Dalida, alla quale era legato da una turbolenta relazione sentimentale, «Ciao amore ciao».

In un biglietto aveva lasciato scritto che non sopportava l'idea di vivere in un Paese che mandava in finale «Io tu e le rose» e in polemica contro una commissione che al suo brano aveva preferito «la rivoluzione» di Gianni Pettenati.

Un gesto così estremo resta difficile da capire, soprattutto pensando al fatto che ha portato via a soli 29 anni un genio della musica.

50 anni fa l'inchiesta fu condotta in modo così cialtronescamente approssimativo da autorizzare qualsiasi sospetto, fornendo argomenti a chi ha sempre creduto che in realtà il povero Tenco sia stato ucciso.

In realtà nessuno ha mai trovato gli elementi decisivi per autorizzare una versione diversa dal suicidio.

Certo non può sfuggire che questa ricorrenza anticipa di pochi giorni l'inizio del festival di Sanremo dove sarà ospite Sveva Alviti, protagonista del biopic su Dalida.

È difficile immaginare che all'Ariston non si coglierà l'occasione per ricordare uno dei più grandi autori della musica italiana.

In vita Luigi Tenco ha avuto una carriera faticosa: non aveva un carattere facile e, soprattutto, era in anticipo sui tempi.

Nell'Italietta del boom le sue canzoni finirono sotto la lente della censura e, come da tradizione, anche la Rai dell'epoca lo mise in castigo.

Come spesso accade, il successo e la comprensione che non ha fatto in tempo a ricevere in vita, gli sono arrivati postumi, intanto perchè le sue canzoni sono diventate dei classici ma anche per l'influenza enorme esercitata sulle generazioni successive.

Tenco era nato a Cassine, in provincia di Alessandria, nel 1938 ma era cresciuto a Genova dove aveva cominciato la sua avventura nella musica quando era ancora un liceale, suonando il clarinetto e il sax in gruppi jazz di cui facevano parte anche Bruno Lauzi e Fabrizio De Andrè. Poi nel 1958 scopre il rock'n'roll, fondando i «Diavoli del rock» insieme a Gino Paoli.

I suoi primi tentativi di cantante avvengono sotto pseudonimo (Gigi Mai, Gordon Cliff, Dick Ventuno): nel frattempo si è trasferito a Milano, dove diventa amico di gente come Giorgio Gaber e Piero Ciampi.

Nel 1962 buona parte delle canzoni del suo album d'esordio, intitolato «Luigi Tenco» vengono censurate: si salvano solo «Angela» e «Mi sono innamorato di te», che avrà più successo nella versione di Ornella Vanoni.

Dopo un'esperienza d'attore nella «Cuccagna» di Luciano Salce e il servizio militare, si trasferisce a Roma dove firma con la Rca, la factory della canzone italiana, dove stringe un importante amicizia con Lucio Dalla, altro transfuga del jazz.

Nonostante abbia scritto i suoi capolavori, l'evidente impegno dei testi e la fama di personaggio difficile non gli consentono di arrivare a quel successo che nel frattempo è stato raggiunto dai suoi colleghi e amici.

In questo periodo tra l'altro scrive per altri: firma «Mondo di uomini» per Lucio Dalla e, nonostante detesti la musica Beat, «Yeeeh» per i Primitives di Mal.

Nel frattempo la sua «Un giorno dopo l'altro» diventa la sigla del Maigret televisivo con Gino Cervi.

Si arriva così al 1967, quando la Rca decide di iniziare un'operazione di lancio e di iscriverlo al festival di Sanremo, una decisione per altro accolta con poco entusiasmo.

Come è noto, purtroppo sarà l'atto finale della sua esistenza.

Tenco ha lasciato tre album, qualche inedito, e un canzoniere straordinario. «Mi sono innamorato di te», «Vedrai vedrai», «Lontano lontano», «Un giorno dopo l'altro», «Ragazzo mio», «Ciao amore ciao», «Se stasera sono qui», «Ho capito che ti amo», per citare solo i titoli più famosi, sono canzoni che all'epoca rappresentavano una novità assoluta, nel mondo dell'ottimismo del boom portavano l'inquietudine di una generazione che di li a poco avrebbe invaso le piazze. Una modernità compositiva e di stile interpretativo che le ha fatte diventare un punto di riferimento imprescindibile per le nuove generazioni.

Tenco oggi è uno degli autori più riletti della storia della musica italiana, amatissimo anche dai solisti di jazz, il suo primo grande amore musicale.

Dal 1972, grazie al compianto Amilcare Rambaldi, Sanremo ospita il Premio Tenco, ancora oggi la più importante manifestazione dedicata alla musica d'autore e di qualità.

© Riproduzione riservata

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