Giovedì, 30 Giugno 2022
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Napoli, in carcere si spacciava droga con la complicità di qualche agente

I componenti della polizia penitenziaria accusati di corruzione: uno di loro è finito in carcere, tre ai domiciliari. Altri 24 arresti, molti dei quali notificati in varie case circondariali d'Italia, fra le quali Trapani

Era gestita da detenuti la piazza di spaccio scoperta nel carcere di Secondigliano, a Napoli, ma erano coinvolti anche agenti della polizia penitenziaria: all’alba di oggi è scattata un’operazione dei carabinieri del capoluogo campano, in collaborazione con la polizia penitenziaria. L'indagine, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Napoli, ha portato a ventotto arresti, 24 in carcere e 4 ai  domiciliari. Gli ordini di custodia cautelare, emessi dal gip del Tribunale partenopeo, sono stati notificate in tre città (Napoli, Salerno e Frosinone) e in nove diverse carceri, fra le quali quella di Trapani. Molti detenuti, infatti, nel frattempo erano stati trasferiti. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e corruzione per commettere atti contrari ai doveri d’ufficio.

Sono quattro gli agenti della polizia penitenziaria arrestati. Secondo gli inquirenti, si sarebbero fatti corrompere per consentire l'introduzione in carcere di droga e anche cellulari e anche per favorire lo spostamento dei detenuti all’interno del penitenziario, anche agevolando la sistemazione di appartenenti al medesimo sodalizio nelle stesse celle. Per un agente, attualmente in pensione ma in servizio all’epoca dei fatti contestati, il gip di Napoli ha disposto il carcere, mentre agli altri tre sono stati notificati gli arresti domiciliari. Si tratta di Salvatore Mavilla di 59 anni (finito in carcere) e di Mario Fabozzi, 55 anni, Francesco Gigante, 58 anni, e Giuseppe Tucci, 47 anni, questi ultimi tre tutti ai domiciliari.

L'indagine è stata coordinata dai sostituti procuratori antimafia Luigi Landolfi e Simona Rossi. La nota dei carabinieri parla di plurime fonti di prova raccolte a riscontro delle dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia circa l’esistenza di una piazza di spaccio, all’interno del carcere di Napoli-Secondigliano, gestita da detenuti mediante il commercio di sostanze stupefacenti di vario tipo (cocaina, hashish e marijuana) introdotte nell’istituto penitenziario.

Gli altri arrestati, fra i quali due donne, sono Antonio Autore di 29 anni, Salvatore Basile di 31, Fabio Crocella di 43, Patrizia D’Angelo di 46, Eugenio D’Atri di 39, Michele Elia di 35, Luisa Di Fusco di 33, Eduardo Fabbricino di 41, Angelo Marasco di 39, Giuseppe Mazziotti di 35, Marco Molinaro di 34, Cristian Monaco di 30, Antonio Napoletano di 25, Pasquale Nasti di 40, Salvatore Ottaiano di 44, Mariano Porcino di 32, Raffaele Riccio di 50, Gennaro Ruggiero di 53; Ciro Quindici di 45; Salvatore Rocco di 43; Salvatore Scotti di 31, Raffaele Valda di 48, Alfredo Junior Vigilia di 28, Pasquale Vigilia di 34.

Soltanto due giorni fa nel reparto d'alta sorveglianza del carcere di Secondigliano un blitz della polizia penitenziaria aveva portato al sequestro di trenta cellulari, molti dei quali smartphone di ultima generazione con schede per il collegamento a internet veloce. Sulla carta è il reparto più sorvegliato di tutti, quello dove la socialità tra i detenuti è frazionata e cronometrata. All’Alta sorveglianza di Secondigliano ci sono i «pezzi da novanta» della camorra e della mafia. Qui i boss dalle loro celle comunicavano con familiari e affiliati, partecipando da remoto anche a summit. I telefonini, poi, venivano fatti girare tra gli affiliati, il che garantiva ai capi potere e «rispetto» anche tra le mura del penitenziario napoletano, ritenuto tra i più sicuri e blindati d’Italia.

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