Sabato, 06 Giugno 2020
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Coronavirus, Musumeci: non si arriva in Sicilia, pronti a pagare l'albergo alle famiglie fermate allo Stretto

La conferenza stampa sulla situazione Coronavirus in Sicilia, con il presidente della Regione Nello Musumeci e l'assessore alla Sanità Ruggero Razza: "Ho scritto una lettera al ministro dell’Interno a proposito delle centinaia di persone, oltre 200, che da ieri mattina stazione all’imbarcadero di Villa San Giovanni dirette in Sicilia, persone che non hanno titolo per entrare nell’Isola. Sono arrivate lì senza trovare alcuna resistenza da parte delle forze dello Stato, come sarebbe dovuto accadere in forza delle disposizioni statali e regionali. Ci sono anche nuclei familiari con bambini e con donne incinte, con anziani. Rischiano di passare nelle auto una seconda notte".

E ancora: "La linea della fermezza era conosciuta e le regole dovevano essere rispettate - ha detto Musumeci -. Non possono entrare in Sicilia e io non ho alcun potere per farli entrare. Le competenze e i poteri sono dello Stato. Però - ha aggiunto - il rigore deve sposarsi allo spirito umanitario. Lo Stato ha creato il problema e lo Stato deve risolverlo. Abbiamo scritto al ministro e proposto che lo Stato sistemi queste famiglie in un albergo della provincia di Reggio Calabria. Di quelle siciliane ci facciamo carico noi. Ma tutte devono essere messe in quarantena".

In serata, intanto, si è sbloccata la situazione delle auto ferme a Villa San Giovanni. Si sono imbarcate le prime auto con un centinaio di persone, tra cui donne incinte. Alle prime luci della mattina dovrebbero essere imbarcati altri mezzi. Tredici persone, invece, sono ancora in una saletta della stazione di Villa San Giovanni in uno spazio ristretto. Hanno chiesto delle coperte alla polizia perché dovranno aspettare fino a domani per raggiungere la Sicilia.

"Mille posti letto negli alberghi e nei residence, se necessario anche agriturismo della Regione. Abbiamo lanciato un appello, un avviso pubblico e hanno risposto decine di strutture alberghiere", continua Musumeci.  In queste strutture dovrebbero andare i pazienti paucisintomatici, appena positivizzati, quanti hanno bisogno di un periodo di quarantena o quelli che non possono stare in isolamento in casa con pericolo di contagio con gli stessi familiari. Nessuno potrà accedere alla struttura, solo i medici e il personale opportunamente cautelato che dovrà fornire i pasti. Obiettivo "almeno 100 posti letto in ogni provincia". L’onere sarà a carico della Regione con una tariffa concordata in sede nazionale. Non tutti gli alberghi possono essere abilitati a questa attività perchè sono necessarie alcune verifiche a carico delle Asp. A mezzanotte scade l’avviso pubblico. "Tutto ciò serve a spezzare la catena del contagio, se riusciamo a contenere la diffusione del contagio avremmo vinto la battaglia quasi al 70% il resto dipende da una serie di concause", ha aggiunto Musumeci.

In conferenza anche l'assessore Razza: "Noi abbiamo immaginato un picco di contagio tanto per la terapia intensiva e gli ospedali Covid, anche grazie alle strutture alberghiere per i dimessi. Noi siamo pronti già oggi per supportare 213 posti in terapia intensiva, e si estenderà fino a 587 posti, quindi più che raddoppiato. Con questo piano la nostra Regione raddoppia i posti. Ora tutte le province, nel piano, vengono portate per potersi gestire autonomamente. Nella prima settimana di aprile avremo pronti 246 posti in terapia intensiva.

L'ultimo step, perchè dobbiamo immaginare l'evoluzione, avremo altri 128 posti di terapia intensiva. In questo modo abbiamo accompagnato "la curva". Non è mai successo che un cittadino siciliano non trovasse cure, e useremo la stessa logica anche con i pazienti positivi. Dobbiamo preparare al nostro sistema per la selezione del personale. Siamo pronti ad avere circa 2800 posti letto, che si apriranno a ciclo continuo con la seconda e la terza settimana di aprile, dove appunto ci dovrebbe essere il picco. Ma queste sono previsioni matematiche, se riusciamo con il contenimento i numeri potrebbero essere inferiori. Nessun sistema sanitario regionale ha mai pensato di affrontare in questo secolo questa epidemia. Siamo comunque molto ottimisti sull'evoluzione di questo piano, ma è fondamentale che tutti i cittadini rispettino le regole".

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