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Covid: Agenas, occupazione posti reparti ospedalieri cresce in 10 regioni, in 6 oltre 20%

Sono 30.710 i nuovi contagi da Covid nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 59.555. Le vittime sono invece 95, in aumento rispetto alle 82 di ieri.

L'occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di 'area non critica' da parte di pazienti Covid è ferma al 14% in Italia (esattamente un anno fa era al 43%) ma nelle ultime 24 ore cresce in 10 regioni e in 6 supera il 20%: Calabria (34%), Umbria (32%), Basilicata (29%), Sicilia (25%), Marche (22%), Puglia (21%). L'occupazione delle terapie intensive, invece, è ora stabile al 5% in Italia a fronte del 40% raggiunto esattamente un anno fa, ed è sotto il 10% in tutte le regioni. Lo indicano i dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 27 marzo 2022.

Nel dettaglio, in base al monitoraggio quotidiano, l'occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di area medica (o 'non critica') da parte di pazienti con Covid-19 cresce in 10 regioni o province autonome: Calabria (34%), Friuli Venezia Giulia (11%), Lazio (18%), Pa di Bolzano (12%), Pa Trento (10%), Piemonte (9%), Sicilia (25%), Toscana (16%), Umbria (32%), Valle d'Aosta (10%). E' stabile nelle restanti 11 regioni: Abruzzo (al 20%), Basilicata (al 29%), Campania (16%), Emilia Romagna (11%), Liguria (15%), Lombardia (9%), Marche (22%), Molise (16%), Puglia (21%), Sardegna (20%) e Veneto (8%). Sempre a livello giornaliero, l'occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti con Covid-19 cresce in 7 regioni: Calabria (10%), Friuli Venezia Giulia (3%), Lazio (8%), Liguria (5%), Puglia (7%), Sicilia (8%), Toscana (6%), mentre cala in Abruzzo (al 7%), Piemonte (3%) e Umbria (3%). In Valle d'Aosta (0%) variazione non disponibile. E' invece, stabile in 10 regioni o province autonome: Basilicata (3%),Campania (7%), Emilia Romagna (4%), Lombardia (2%), Marche (4%), Molise (0%), Pa Bolzano (4%), Pa Trento (2%), Sardegna (9%) e Veneto (2%).

"Se continuiamo con circa 100-150 morti al giorno, arriveremo in un anno a 60.000 decessi, collocando il Covid come prima causa di morte in Italia". E questi morti "non sono giovani non vaccinati, ma per lo più anziani su cui il vaccino non ha avuto efficacia". Quindi possiamo ridurlo "solo proteggendo i fragili dal contagio". Lo ha detto Andrea Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova, ad Agorà, su Rai 3 che invita a prevedere "un buono tamponi" per testare chi è a contatto stretto con loro.

    Il vaccino, ha precisato, "ha diminuito la probabilità che un anziano sviluppasse una forma grave ma permette una copertura contro la trasmissione molto bassa, che dopo tre mesi cala al 30%, anche se prosegue per le complicanze di malattia. Nel frattempo, però, abbiamo un virus che ha un indice di trasmissione altissimo, pari al morbillo, con il quale tutte le misure di distanziamento sociale non funzionano". Questo significa che "bisogna proteggere i fragili dal contagio", perché "i 120-150 morti al giorno non sono no vax ma, nel 95% dei casi, sono fragili e vaccinati, questo significa che l'obiettivo è diminuire le possibilità di contagio di queste persone, innanzitutto facendo la quarta dose. Ma questa non deve essere un alibi, perché gli immunocompromessi possono non reagire neanche a 7 dosi".

Quindi, ha concluso Crisanti, "se un fragile lavora, deve avere lo smartworking e revocarlo per tutti è sbagliato". Se il fragile è un anziano e sta a casa, "si infetta quando parenti e badanti vanno da lui", quindi per incentivare queste persone a testarsi, "bisognerebbe prevedere dei buoni per fare un tampone molecolare". 

"Ci troviamo in un plateau di nuovi casi giornalieri di contagio che si sono stabilizzati ormai da circa sette giorni attorno a quota 70-71 mila. Verosimilmente questo prelude ad una discesa della curva, auspicando che non si verifichi una diffusione del contagio nelle Regioni del nord". A fare il punto sulla fase attuale dell'epidemia di Covid-19 è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, intervenuto su Radio Cusano Campus. "La cosa stranissima di questo rialzo consistente di casi - rileva l'esperto - è data dall'aumento dei contagi prevalentemente nelle Regioni del centro e del sud mentre le grandi regioni del Nord, tra cui Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e in misura minore il Veneto, si sono mantenute con casi sostanzialmente stabili. Ovviamente l'aumento dei casi ha portato a un incremento dell'occupazione dei posti letto in ambito ospedaliero soprattutto in area medica: il 12 marzo avevamo 8.234 posti letto occupati mentre ieri erano 9.181, ossia quasi un migliaio in più. In terapia intensiva invece l'occupazione da parte di pazienti COVID è sostanzialmente stabile: da 447 posti letto del 12 marzo a 464 di ieri". Questo però dimostra che, "pur trovandoci di fronte a una variante più contagiosa e meno grave, quando i casi aumentano notevolmente si verifica sempre un rimbalzo all'interno degli ospedali. Se la circolazione del virus rimane questa - conclude Carabellotta - non dovremmo avere particolari problemi".

 

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