Domenica, 08 Dicembre 2019
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Totti, ovazione e tifosi in lacrime
La Roma vince ed è seconda - Foto

ROMA. L’ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai. E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa, di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all’improvviso, per l’addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati.
«Il tempo ha deciso», dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell’ex di turno ha tolto tutti dall’imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell’ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l’Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione più autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non è solo Roma che saluta il simbolo di Roma.

E Roma, con l’Olimpico, lo ha salutato di persona in un’atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano. Ad un certo punto, rimasto da solo all’altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente.

Il volto rigato dalle lacrime, le gambe che tremano, un microfono in mano, nell’altra la lettera d’addio alla maglia giallorossa. Francesco Totti si congeda così dalla Roma, dopo un giro di campo infinito e quell'ultimo pallone calciato in Curva Sud con sopra scritto «mi mancherai». "Non so se riuscirò a leggere queste poche righe» l’incipit con cui il capitano si rivolge ai 70 mila dell’Olimpico, in un silenzio surreale dopo i festeggiamenti per il successo sul Genoa e la qualificazione alla Champions League.

«È impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverle e ho cercato, in questi anni, di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice, sin da bambino. A proposito, sapete quale era il mio giocattolo preferito? Il pallone ovviamente! Lo è ancora" sottolinea il n.10, prima di ammettere che «a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e cosi il tempo ha deciso. Maledetto tempo».

«Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e gli scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l’odore dell’erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l’adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare - le parole di Totti -. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello, e vostra madre vi sveglia per andare a scuola mentre voi volete continuare a dormire, e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai. Stavolta non era un sogno ma la realtà. E adesso non posso più riprenderlo, il filo».

«Mi piace pensare che la mia carriera diventi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l'ultima volta» dice a un Olimpico che risponde all’unisono con un «noooo». «La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura - rivela Totti -. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete cosa ci sarà 'dopò. Concedetemi un pò di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura» conclude il capitano giallorosso, sfilandosi la fascia da capitano e passandola al braccio del più piccolo giocatore di tutte le giovanili della Roma.

© Riproduzione riservata

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