Martedì, 28 Marzo 2023
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Lo show di Checco Zalone, le lacrime di Lorena Cesarini contro il razzismo

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La favola politicamente scorretta con cui rilegge Cenerentola in chiave anti-omofoba, la satira sul maschilismo di Amadeus, il rap sui disagi di chi è «poco ricco», la canzone dei virologi preoccupati per la fine della pandemia che ha fatto la loro fortuna: l’irriverenza di Checco Zalone lascia il segno sulla seconda serata del Festival di Sanremo.

Al suo debutto al festival, il comico pugliese entra dalla dalla galleria («Sto qui, con la gente vera, con il popolino») e mette subito alla berlina Amadeus: «Sono un ragazzo di provincia, vengo da un piccolo paese, da Capurzo. Mi merito tutto questo? Poi vedo te e dico “sì, me lo merito”. Grazie, perché ci fai sentire tutti geni». Tra le conduttrici, nota l'attore, «manca una scema, l’italiano medio ci è rimasto male». «Un giorno - insiste - Amadeus capirà che la donna può stare un passo in avanti, ma è un uomo di un’altra epoca, non possiamo condannare il suo maschilismo endemico. I tempi stanno cambiando, ma i pregiudizi non possono essere scrostati dal detersivo, possiamo però insegnare ai giovani che esiste l’amore universale».

E così, accompagnato dal conduttore, ormai spalla perfetta e voce narrante al leggio, racconta la sua storia ambientata in Calabria, con il trans brasiliano Oreste innamorato del principe ma osteggiato dal re omofobo. «Stiamo facendo servizio pubblico», graffia Zalone. Rilegge Mia Martini con «Che ipocrisia nell’universo» e conclude con l’ennesimo doppio senso: «Se ci sono denunce, querele, interrogazioni parlamentari, il foro di competenza è di Amadeus». Poi lo saluta con un «buon licenziamento».

C'è spazio ancora per il rap di Ragadi, accompagnato dai producer Cisty e Fellea, sui disagi del «poco ricco», che ha «un padre eccezionale che va a puttane dentro il Bosco verticale» e pensa «il duomo lo compro io, si può sfrattare Dio». E per Oronzo Carrisi, il virologo cugino di Al Bano, che spiega come il virus abbia «cambiato la vita» ai virologi e canta «Pandemia ora che vai via». Social divisi tra plauso, risate e «nostalgia» di Fiorello.

Dopo un debutto premiato da 11 milioni di spettatori, il festival si apre con la standing ovation dell’Ariston per Monica Viti. Poi sul palco arriva Lorena Cesarini: minuta, emozionata fino alle lacrime, l’attrice di Suburra, nata 35 anni fa a Dakar da mamma senegalese e papà italiano e cresciuta a Roma, racconta l'odio degli hater che l’ha colpita da quando Amadeus l’ha scelta per Sanremo: «Ho scoperto che non è vero che sono una ragazza italiana come tante, ma resto nera». E legge un brano da Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben Jelloun. «Il razzismo è la cosa meglio diffusa tra la gente», ma «non ha base scientifica, perché esiste un solo genere umano, un uomo è uguale a un uomo» e «quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni fa un passo verso la libertà».

La superospite musicale è Laura Pausini, veterana dell’Ariston ma sempre con la lingua a cammello per l’emozione, che propone Scatola, brano guida del film Amazon Original sulla sua vita, «Laura Pausini - Piacere di conoscerti». Poi intona «I have a dream» degli Abba, mentre sul palco entrano anche Mika e Alessandro Cattelan (atteso dal 18 marzo su Netflix con Una semplice domanda), suoi prossimi compagni di avventura alla guida dell’Eurovision Song Contest.

In gara sfilano altri tredici Big. Apre Sangiovanni, in completo rosa, con Farfalle e rilancia il Fantasanremo convincendo Amadeus ad urlare la parola «papalina» al pubblico - punti accumulati per i fantagiocatori - imitato poi da altri cantanti. Nel festival «di tutti» che alterna stili e registri arriva Giovanni Truppi che ha scelto una canottiera nera per l'esordio al festival con Tuo padre, mia madre, Lucia. Le Vibrazioni cantano Tantissimo e rendono omaggio a Stefano D’Orazio. Emma convince con Ogni volta è così, si commuove - anche lei - e alla fine abbraccia Francesca Michielin che ha voluto a dirigere l’orchestra. A rappresentare la generazione TikTok c'è Matteo Romano, con l’emozione dei suoi 19 anni (Virale), in quota «oldies» la leonessa Iva Zanicchi che fa la scala a metà («Ieri sono caduta») e canta Voglio amarti. Si scatenano Ditonellapiaga e Rettore con Chimica; incanta Elisa, avvolta in una abito nuvola color latte, che 21 anni dopo la vittoria torna al festival con O forse sei tu. Tananai, da Sanremo Giovani, canta Sesso occasionale, poi arriva in carne e ossa Irama, l’anno scorso costretto alla quarantena, con Ovunque sarai. Chiudono la gara i debuttanti Aka7even (Perfetta così) e la coppia Highsnob e Hu (Abbi cura di te).

La classifica

Dodici cantanti ieri e tredici oggi: a fine serata viene fuori la classifica generale provvisoria, in base al voto della sala stampa. Eccola: Elisa, Mahmood & Blanco, La Rappresentante di Lista, Dargen D’Amico, Gianni Morandi, Emma, Ditonellapiaga e Rettore, Massimo Ranieri, Irama, Fabrizio Moro, Giovanni Truppi, Noemi, Sangiovanni, Michele Bravi, Rkomi, Achille Lauro feat. Harlem Gospel Choir, Matteo Romano, Highsnob & Hu, Giusy Ferreri, Iva Zanicchi, Aka 7even, Le Vibrazioni, Yuman, Tananai, Ana Mena.

 

 

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