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I candidati del Pd e gli attacchi a Israele, La Regina rinuncia ma scoppia un altro caso in Veneto

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Una frase troppo «pesante» («Gli alieni e lo Stato d’Israele hanno un punto in comune: non esistono») e circa quattro ore per prendere atto che il «caso» è troppo pesante per passarci sopra: è la parabola che ha portato Raffaele La Regina, segretario regionale della Basilicata del Pd, a rinunciare alla candidatura alla Camera nelle elezioni del 25 settembre, lasciando il posto al sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola.

Ma per un caso - quello di La Regina - che si chiude davvero, un altro sembra destinato a riaprirsi con gli stessi protagonisti: Israele da una parte e Rachele Scarpa - candidata del Pd in Veneto - dall’altra. Ad ogni modo, dopo la «tempesta» di venerdì - successiva alla pubblicazione di un articolo sul «Giornale» che ha riportato alla luce il meme di La Regina, condiviso nel 2020 - le scuse dell’interessato e l’intervento dello stesso segretario del Pd, Enrico Letta, che aveva dichiarato il caso «chiuso», ieri mattina la posizione del giovane segretario lucano del Pd appariva molto più sfumata. Al punto che, intorno alla 10, replicando a voci che pronosticavano o sollecitavano la sua rinuncia, La Regina ha risposto con decisione: «Nessun passo indietro, stiamo lavorando alla campagna elettorale con passione e determinazioni». Addirittura, un accenno di programma: «Giovani e Sud saranno il motore della crescita del Paese. Andiamo avanti!».

Cosa sia successo fra questo tweet e quello delle 14, quando La Regina ha annunciato di rinunciare alla candidatura - «perché il Pd viene prima di tutto e perché questa campagna elettorale è troppo importante per essere inquinata in questo modo» - forse non si saprà mai con certezza. Ma è evidente che le pressioni sono diventate insostenibili. Poco dopo il passo indietro di La Regina è arrivata l’indicazione di Letta di affidare al sottosegretario Amendola il posto di capolista in Basilicata alla Camera. Amendola ha accettato sottolineando che, «come sempre, la mia candidatura è al servizio della nostra comunità. Grazie Raffaele - ha aggiunto - hai dimostrato amore per il Pd».

Per quanto riguarda Rachele Scarpa, il «casus belli» - sollevato dal senatore Giovanbattista Fazzolari (FdI) e dall’onorevole Andrea Orsini (Forza Italia) - è ancora una volta un post pubblicato nel 2021. Citando anche Human Right Watch, Scarpa parla di «regime di apartheid di Israele» e di «atti di guerra e di repressione nei confronti dei civili da parte del governo israeliano». Fazzolari ha parlato di «deliranti attacchi» e Orsini di «pesante indizio della mentalità che serpeggia in una parte significativa della sinistra italiana», definendo «addirittura osceno accostare le parole Israele e apartheid». La mia è stata una «legittima critica alla politica del governo israeliano, quando in passato in nome del diritto di difesa è arrivato a colpire la popolazione civile, ricevendo critiche da tutto il mondo, anche da parte di esponenti del mondo ebraico», è stata la replica di Scarpa che su Facebook ha aggiunto: «La mia militanza politica è iniziata dal viaggio nel campo di concentramento di Auschwitz e ritengo una priorità assoluta lottare contro razzismo e antisemitismo».

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