Martedì, 25 Febbraio 2020
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"Fino a qui tutto bene": il palermitano Alessio Vassallo torna al cinema

ROMA. «Fino a qui tutto bene» non è solo la commedia che lo riporta sul grande schermo, è anche lo slogan della vita di Alessio Vassallo, palermitano doc, classe 1983, che lancia un appello al pubblico: «Venite a vederci al cinema: magari 7 euro e 50 centesimi li prendiamo, visto che non siamo stati pagati! Battute a parte, questa pellicola è stata un regalo, con tanto di effetto nostalgia. Un tuffo nel passato, nella mia vita da studente a Roma, quando vivevo con un gruppo di ragazzi, si divideva tutto, la cena misera, il bagno rotto, i pianti: la felicità. Ogni studente dovrebbe provare per legge un'esperienza di crescita del genere».

Esce in sala il 19 marzo la pellicola firmata dal regista anglo-pisano Roan Johnson, che Vassallo, che ha il ruolo di un vulcanologo, definisce tra le più toccati della sua carriera, e che è dedicata ai giovani, a tutti quelli che, anzicchè lamentarsi per la crisi, «non si arrendono, anche se stiamo attraversando un momento difficile: tutti abbiamo avuto i nostri no, i nostri momenti duri, le porte sbattute in faccia».

Intanto Vassallo passa da un ciak all'altro e in una conversazione con l'Ansa si confessa, senza dimenticare la sana ironia siciliana che lo contraddistingue: ha appena terminato le riprese, durate sei mesi, della seconda stagione del Giovane Montalbano, la serie targata Palomar nata dalla penna di Andrea Camilleri, in cui interpreta il vice commissario Mimì Augello, con Michele Riondino nel ruolo del commissario di Vigata e Sara Felberbaum nei panni della fidanzata Livia e la regia di Gianluca Tavarelli. La fiction andrà in onda su Rai1 il prossimo autunno.

Mentre per Mediaset ha girato Romanzo Siciliano con Claudia Pandolfi, Fabrizio Bentivoglio e Filippo Nigro, targata Taodue: «Sono l'antagonista della serie, finalmente un ruolo da cattivo vero». Dovrebbe andare in onda su Canale 5 in primavera.

Il giovane Montalbano è fedele ai racconti dello scrittore editi da Sellerio? «Sì, abbastanza, anche se la narrazione è stata sviluppata in modo trasversale in modo da dar più spazio a certi personaggi. Comunque resta centrale l'impulsività, il tendenziale non rispetto per le regole, più evidente in Montalbano giovane, non che nell'adulto si perda. Rimane sempre incendiario, solo 'criptatò. Io sono appunto Mimì, per tutti fedele amico di Salvo, nonchè il suo vicecommissario, o 'femminaro', ma in questa nuova stagione mi vedrete sotto una luce diversa». Sta dicendo che non avrà più un debole per le belle ragazze? «Per carità, sarebbe una bestemmia, ma il personaggio sarà più romantico e vivrà anche una fase di incontro-scontro con Montalbano. Mimì è un buon poliziotto dotato di intuizione». Dietro la macchina da presa Tavarelli «ci ha supportati tutti, per sei mesi era sul set dall'alba al tramonto. Come Carlo degli Esposti, un produttore che, ci tengo a dirlo, ha la mania del dettaglio, lo dimostra il successo della serie con Zingaretti. Ho scoperto che abbiamo fan in ogni parte del mondo. Mi scrivono dalla gran Bretagna, dagli Stati Uniti, dalla Germania. Non si fanno ascolti a caso, se non si curano i particolari».

Tornando al film di Johnson, Vassallo dice: «Nessuno avrebbe scommesso su questa pellicola autofinanziata. La mia vita è una scommessa vinta, ma non smetto di studiare, quando non sono sul set scappo a New York per studiare recitazione e approfondire la dizione inglese (grazie alla buona conoscenza della lingua ha recitato nei 'Borgià, la serie ideata da Tom Fontana, con John Dornan, andata in onda su Sky Cinema). Prima di diventare attore, si è fatto le ossa come pugile amatoriale per vincere la timidezza. »Ho preso mazzate sul ring, ma continuo a prenderle nella vita come tutti noi. Ero timido. Ad indirizzarmi verso questo mestiere è stata un'appendicite: un mio compagno di stanza in ospedale, un maestro di teatro, fu lui a consigliarmi di tentare. A Palermo, quando ho raccontato che volevo fare l'attore, mi hanno guardato come un marziano: sono partito, mi hanno ammesso all'Accademia Silvio D'Amico, 18 posti su duemila. I no aiutano a crescere«.  Nella sua carriera tanta tv: Graziano Diana ne ha fatto il suo attore feticcio con tre miniserie, La vita rubata con Beppe Fiorello, Edda Ciano e il comunista con Alessandro Preziosi e Stefania Rocca, e Il giudice in cui era la voce narrante e testimone del sequestro Sossi interpretato da Preziosi. Al cinema l'abbiamo visto di recente con Maria Grazia Cucinotta ne "La Moglie del sarto". In tv con Virna Lisi nella miniserie 'Madre aiutami' in cui l'attrice scomparsa era suor Germana.  Nella scena finale del film di Fino a qui tutto bene Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D'Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini, Isabella Ragonese decidono di andare al mare ma rimangono bloccati in mare aperto su una barca di legno: il mare come metafora di un futuro ignoto, poi iniziano a remare.

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