Mercoledì, 22 Maggio 2019

Omicidi a Palermo e in mezza Sicilia, si chiude un mese di sangue

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Un mese di sangue, un mese terribile. Marzo si è chiuso con un bilancio di sette omicidi (o duplici omicidi) in Sicilia e un elenco ancor più pesante di nove vittime. Un elenco drammatico al quale si aggiunge un decimo caso con l'omicidio di Catenanuova, nella notte tra domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile. Da Castelvetrano a Messina, una drammatica serie di delitti: le indagini hanno portato al fermo di presunti colpevoli ma in alcuni casi non hanno fatto completamente luce tra le ombre dei moventi.

Il primo dramma la notte fra il 6 e il 7 marzo a Messina, un femminicidio. Alessandra Mussara, 39 anni, uccisa di botte in casa sua. Una morte terribile per la quale è stato arrestato il suo fidanzato Cristian Ioppolo, 26 anni. A scoprire l’omicidio, nell’appartamento al primo piano dell’abitazione a Santa Lucia sopra Contesse a Messina dove la ragazza viveva sola, è stato il padre che abitava al piano di sotto con il resto della famiglia. La gelosia sarebbe stata il movente.

Pochi giorni dopo, nella notte tra l’11 e il 12 marzo, il primo dei tre casi a Palermo: una rapina a un minimarket di via Maqueda con il ladro, il pregiudicato palermitano di 37 anni Matteo Tresa, che poi è morto. Un episodio che si è subito tinto di giallo sia per la dinamica e che per le reali cause della morte. La prima ricostruzione aveva portato gli investigatori a ritenere che si trattasse di omicidio al termine di una colluttazione e per questo erano stati arrestati e posti ai domiciliari due bengalesi, Matin Abdul, 44 anni, e Humayun Kabir, 41 anni, addetti al negozio di alimentari di proprietà di un loro connazionale. Ma l'esito dell'autopsia, eseguito all'Istituto di medicina di Legale del Policlinico, ha invece svelato che la morte è avvenuta per un collasso cardio-circolatorio probabilmente provocato dall'ingestione di anfetamine poco prima dell'assalto al minimarket. Ai due bengalesi poi sono stati revocati i domiciliari.

Un fatto di sangue, invece, il 13 marzo ha scosso Alessandria Della Rocca in provincia di Agrigento: un ragazzo di 23 anni, Vincenzo Busciglio, è stato ucciso a coltellate al culmine di una lite avvenuta in via Sant'Antonio, vicino alla piazza del paese. Il giovane è morto subito dopo essere stato trasportato nell'ospedale di Ribera. Prima di morire avrebbe fatto il nome del suo killer. Per l’omicidio è stato arrestato Pietro Leto, 19 anni, il quale ha respinto le accuse.

Il giorno dopo, il duplice omicidio dello Zen a Palermo, vittime Antonino Lupo, di 53 anni, e il figlio Giacomo, di 19. L'imboscata è scattata in via Rocky Marciano, a poca distanza dalla loro abitazione. Il giorno dopo il delitto si è costituito Giovanni Colombo, un ragazzo del quartiere già condannato per una rissa in discoteca in cui perse la vita il giovane medico Aldo Naro.

Alla polizia Colombo ha raccontato di aver sparato per salvarsi la vita: avrebbe avuto una lite con uno dei figli della vittima e poco dopo i Lupo si sarebbero presentati sotto casa sua per un «chiarimento». La discussione sarebbe degenerata e Colombo, per difendersi, avrebbe fatto fuoco. Gli inquirenti, però, stanno cercando di capire se il reale movente del delitto sia invece legato a contrasti per la gestione delle piazze di spaccio nella zona.

Nel terribile elenco dei fatti di sangue c’è anche un omicidio-suicidio che ha sconvolto Castelvetrano il 15 marzo. Marito e moglie, Gino Damiani e Rosalia Lagumina, sono stati trovati morti in una abitazione al pian terreno in via Alcide De Gasperi 30. L'autopsia ha poi chiarito che la donna è stato uccisa con sette coltellate dal marito che poi si è ammazzato lasciandosi trafiggere da un coltello che ha bloccato a un braccio della moglie priva di vita. Fiocchi e palloncini rossi, messaggio contro la violenza sulle donne, ai funerali della moglie.

Ancora un omicidio a Palermo, la notte tra il 17 e il 18 marzo. Uno spacciatore di droga, Francesco Manzella, pregiudicato 34enne di Falsomiele, è stato trovato morto ucciso da un colpo di pistola alla testa. Era all'interno di una macchina, una Polo Volkswagen, rinvenuta in via Gaetano Costa a pochi metri dal carcere Pagliarelli.

Venerdì scorso la polizia ha fermato Pietro Seggio, gestore della pizzeria Antico Borgo in via Molara, che avrebbe ucciso il pusher per un debito di 700 euro. Domani attesa la convalida del fermo dell'uomo che si è proclamato innocente col suo avvocato, Giovanni Castronovo, sebbene non abbia aperto bocca con i poliziotti della squadra mobile.

L’ultima tragedia è il terribile omicidio di Nicoletta Indelicato, il cui corpo è stato ritrovato nelle campagne di Marsala il 20 marzo. La venticinquenne è stata massacrata e poi bruciata, una morte atroce, un delitto “sotto l’influsso del diavolo” come lo ha definito il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero.

L'addio di Marsala a Nicoletta: in migliaia per i funerali. Il vescovo: omicidio sotto l'influsso del diavolo

Per l'omicidio sono stati arrestati due fidanzati Carmelo Bonetta, di 34anni, reo confesso, e Margareta Buffa di 29 anni che ha però respinto le accusa. Per l’ultimo saluto una folla immensa ha riempito la Chiesa Madre di Marsala e le strade percorse dal corteo funebre.

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