Venerdì, 30 Ottobre 2020
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Pannella, feretro nella sua Teramo: camera ardente in Comune - Foto

TERAMO. Lo hanno atteso per applaudirlo, come si accoglie un figlio che torna da lontano. Quando il carro funebre, all'una e un quarto di questa notte, è arrivato nella piazza del municipio, a Teramo, c'erano un migliaio le persone ad attendere Marco Pannella.

Tra due ali di folla è stato salutato dal sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, dal presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino, dal rettore dell'Università di Teramo, Luciano D'Amico e dal parlamentare Paolo Tancredi. Un lungo abbraccio del sindaco con Laura Hart e Matteo Angioli, i due angeli che hanno vissuto anche loro i 100 giorni nella "panetteria" del leader radicale, anche stanotte accanto a lui. Il tempo di sistemare la bara sui treppiedi, coprirla in parte con la bandiera tibetana e sistemarci sopra le chiavi della città di Teramo, simbolo della massima onorificenza assegnata a Pannella dal consiglio comunale lo scorso 12 maggio, e poi via al flusso di cittadini, tanti, che nonostante l'ora notturna hanno comunque voluto salutarlo.

Cinque minuti di preghiera, raccolto davanti alla bara, solo: il vescovo di Teramo, Michele Seccia, è stato tra i primissimi questa mattina, alla riapertura della camera ardente, a rendere omaggio alla salma di Marco Pannella. Cosa gli ha detto, nel momento in cui si è trovato di fronte a lui? "Che ero qui per fare una sintesi...".

"Sono vissuto nello stesso isolato, in via Santa Chiara 42 - ha detto monsignor Seccia - quando tra i miei studi di filosofia e teologia alla Statale di Roma, negli anni davvero ruggenti dopo il '68, sognavo fare sintesi: ecco sono qui e ho fatto la mia sintesi, ognuno fa la propria. Ognuno sceglie ciò in cui crede, ma alla fine la verità si ritrova sempre". A poca distanza dall'alto prelato, un altro prete ha fatto il suo ingresso in sala, don Aldino Tomassetti, parroco della Cattedrale. A fare gli onori di casa, da stamattina alle 7,00, il sindaco Maurizio Brucchi con la fascia tricolore e con lui anche il rettore dell'Università di Teramo, Luciano D'Amico. I picchetti d'onore attorno alla bara si danno il cambio: è stata la volta degli studenti dell'Università, poi dei carabinieri in uniforme, infine dei commessi della Regione Abruzzo. Dietro al feretro ci sono i gonfaloni, della Regione, della Provincia di Teramo, dei Comuni di Teramo e dell'Aquila (dove era stato consigliere comunale), dell'Università che gli ha conferito nel 2015 la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione, dell' associazione Teramo Nostra di cui era socio onorario. Tra le bandiere c'è quella listata a lutto del Liceo classico cittadino, il Melchiorre Delfico.

© Riproduzione riservata

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