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Via in Qatar al mondiale più controverso di sempre, Infantino: «Occidente ipocrita»

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Sospeso fra «3.000 anni di scuse che l’Europa dovrebbe porgere» e «tre ore senza birra assolutamente sopportabili», Gianni Infantino passa al contrattacco. Sta per cominciare il Mondiale più controverso di sempre, e il presidente della Fifa si lancia in una vera e propria intemerata di fronte alla stampa mondiale rispondendo alle critiche che hanno puntato il dito contro i diritti umani e civili negati dal Qatar, le morti nei cantieri, le condizioni dei lavoratori. “Vedo lezioni di morale che sanno di ipocrisia: quante multinazionali che lavoravano prima in Qatar hanno ridotto i loro profitti per migliorare le condizioni degli operai? Noi l’abbiamo fatto..Ma i progressi non sono riconosciuti».

La Fifa sostiene che il Mondiale in Qatar rappresenta l’occasione per riequilibrare il mondo (del calcio, e non solo), creando un nuovo modello multipolare: non è la sola, vista la cronaca internazionale, ed è la stessa logica perseguita con il progetto di una Coppa del Mondo ogni due anni. Il colore dei soldi arabi, certo, ma anche i milioni di tifosi dell’Est, musulmani e dell’Africa che Infantino vede come nuovo orizzonte. Di qui, la forte denuncia di «ipocrisia» contro l’Occidente, e di pari passo la presa di posizione a difesa dei discriminati. “Oggi mi sento arabo, gay, migrante», è lo slogan di Infantino, mentre il suo capo ufficio stampa, Bryan Swanson, fa un coming out reale: «So di essere un privilegiato, ma sono gay e sono qui in Qatar».

A poco più di 24 ore dal fischio d’inizio dell’arbitro italiano Daniele Orsato (domani alle ore 17 italiane comincia la giostra del gol), il presidente della Fifa mette i puntini sulle ì e replica alle feroci critiche rivolte al Qatar. Ma non solo: risponde a chi reclama il diritto a introdurre all’interno degli stadi bevande alcoliche, prima fra tutte la birra, dopo il divieto mal digerito da tifosi e soprattutto sponsor. «Oggi mi sento arabo, gay, ma anche un lavoratore migrante. Oggi mi sento qatarino, oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, disabile», ha attaccato provocatoriamente il numero 1 del Governo mondiale del calcio, rivolgendosi ai giornalisti che lo ascoltavano a Doha, in un lungo monologo,

Infantino considera le «lezioni morali» solo «pura ipocrisia». Quello che «sta accadendo in questo momento è profondamente ingiusto - sottolinea -. Da Europa e occidente vedo molte lezioni morali, ma io sono europeo e per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri Governi».
Quanto all’Europa, «se realmente ha a cuore il destino di questa gente, possono creare canali legali come ha fatto il Qatar attraverso i quali un certo numero possano venire nel nostro Continente a lavorare: dategli futuro, dategli speranza. Noi qui abbiamo lavorato per dare un futuro a questa gente, e migliorare le cose: certo, i cambiamenti necessitano di tempo. Ma noi lo stiamo facendo».
Infantino ricorda che, quando i suoi si trasferirono in Svizzera, anche lui fu vittima di discriminazioni. «Sono figlio di lavoratori migranti - racconta -. I miei genitori hanno lavorato molto duramente e in difficili condizioni. Ricordo come gli immigrati venivano trattati alle frontiere, quando necessitavano di cure mediche. So cosa vuol dire. Quando sono diventato presidente della Fifa ho voluto vedere le sistemazioni dei lavoratori stranieri e sono tornato indietro nel tempo, fino alla mia infanzia. La Svizzera è diventata, negli anni, un esempio di integrazione e lo stesso accadrà per il Qatar. Conosco la discriminazione, anch’io venivo molestato in quanto straniero. Da bambino sono stato discriminato (in Svizzera), perché avevo i capelli rossi e le lentiggini: io ero italiano e parlavo male il tedesco».

Poi aggiunge: «Fra le grandi aziende che hanno guadagnato e guadagnano miliardi qui, in Qatar, quante hanno risolto la questione delle condizioni e del destino dei lavoratori migranti? Nessuna, perché un cambio della legislazione attuale equivale a minori profitti. Noi, però, lo abbiamo fatto. Perché nessuno ci riconosce questo progresso?».
Le autorità quatarine hanno dato la garanzia che «tutti» sarebbero stati «i benvenuti» - fa notare il n.1 della Fifa - durante i Mondiali. «Se qualcuno dice il contrario, non è l’opinione del Paese, e non è l’opinione della nostra organizzazione». «Sulle polemiche legate al divieto di introdurre la birra negli stadi, infine, Infantino è categorico: “I tifosi possono sopravvivere senza bere birra per tre ore. In Francia come Spagna o in Scozia».

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