Sabato, 27 Novembre 2021
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L'INTERVISTA

La psicologa dello sport: «La rivalità è normale, premeditare un'aggressione no»

Parla Monica Vaillant, ex azzurra della pallanuoto: «Il dualismo spesso sfocia in rabbia incontrollata e scontri anche fisici. E non c'è alcuna differenza tra uomini e donne»
psicologia, Sicilia, Sport
Kheira Hamraoui, la calciatrice aggredita, quando indossava la maglia del Barcellona

«Le rivalità tra atleti, specie all’interno di una squadra, è la norma: sta a ciascuno incanalarla e reagire nel modo giusto ma spesso sfocia in rabbia incontrollata e scontri, anche fisici, sul campo e nello spogliatoio. E non dite che è un dato prevalentemente femminile: non c'è alcuna differenza tra uomini e donne». Monica Vaillant, plurimedagliata con il Setterosa e psicologa dello sport, definisce anomali i casi di aggressioni fisiche premeditate come quello di cui è stata vittima Kheira Hamraoui.

«Io stessa - continua Vaillant - ho assistito a confronti anche feroci ma è una aggressività che si risolve sul momento. Se invece si arriva a premeditare qualcosa, a coinvolgere altre persone nell’aggressione, mi sembra che sia un altro ambito».

Poi Vaillant scava nel passato personale. «Nella mia esperienza di tanti anni in nazionale e nel club - racconta - ho avuto vari casi di ragazze che si sono affrontate anche fisicamente, specie prima delle convocazioni o di partite importanti. Non è strano, anzi, secondo me sono cose all’ordine del giorno, specie nelle grandi squadre o nelle nazionali. Tutti vogliono emergere, fare la loro parte e l’individualismo è spiccato anche all’interno di una squadra. Poi tutto rientra e soprattutto la cosa rimane confinata all’interno del gruppo».
Per l’ex pallanotista «spesso è l’entourage che aiuta l’atleta in certe situazioni, lo sostiene nelle difficoltà. Ma può anche essere che se un atleta ha intorno persone che spostano le polemiche sull'altro, sul rivale la fragilità di una persona può essere esponenziale e portare a certe soluzioni estreme e fuori dalla norma».

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