Martedì, 25 Gennaio 2022
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GLI STUDI

Variante Omicron, come distinguerla dal raffreddore anche senza tampone: i sintomi decisivi

Ma ho il raffreddore o mi sono beccato la temutissima variante Omicron? Visto il recente boom di contagi, ci saranno in moltissimi che si stanno facendo questa domanda, e fare un tampone, tra file e carenza, non è sempre facile. Dunque, come fare a tranquillizzarci?

Premettendo che solo il tampone (possibilmente molecolare), dà la certezza della diagnosi, un recente  studio pubblicato negli Stati Uniti ha elencato tre sintomi che indicano delle differenze che potrebbero far capire cosa ci aspetta, se siano affetti dalla variante Omicron piuttosto che un raffreddore.

Molto probabilmente, dice lo studio, con la febbre (rara nel raffreddore), la totale perdita di gusto e olfatto, un mal di testa molto forte e anomalo, si tratta di Covid.

Un altro disturbo, particolare, si verifica durante la fase Rem del sonnoOmicron è una variante che si differenzia molto dalle altre, non solo nella sua contagiosità (più alta) e sui suoi effetti che al momento sembrano meno pericolosi, ma anche per la sua sintomatologia che in genere la rendono molto più simile a una comune influenza con disturbi legati soprattutto alla gola e non ai polmoni.

Il nuovo sintomo è stato registrato in particolare su alcuni pazienti del Regno Unito ed è stato definito come una "terrificante" paralisi del sonno. Anche il Servizio sanitario inglese, ne ha parlato, spiegando che "la paralisi del sonno è quando non puoi muoverti o parlare mentre ti svegli o ti addormenti". Questo sintomo, come ha riportato anche il Mirror, si verifica "quando una persona non può muovere i muscoli perché è in modalità di sospensione mentre il cervello è attivo. Può colpire le persone in qualsiasi fase del sonno e talvolta causare anche allucinazioni come la sensazione che qualcuno ti stia spingendo verso il basso".

Ancora polemiche sui tamponi rapidi

«Il tampone molecolare fatto nel momento giusto ha una sensibilità di identificare il soggetto positivo prossima al 95/97%. L’antigenico o rapido, nella migliore delle situazioni, ha una sensibilità intorno al 70%, quando poi si scende di qualità di prodotto la sensibilità arriva al 50%. Stiamo utilizzando tanti tamponi rapidi che hanno un’affidabilità nell’identificare i soggetti positivi molto molto bassa, alcuni pari al lancio di una moneta. Questo creerà dei problemi». Lo ha spiegato il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta a Rtl 102.5.

"Quando ci sono numeri così alti - ha continuato - è molto difficile riuscire a effettuare tutte quelle che sono le procedure standard in tutte le persone. Una cosa che consiglio è che la persona vaccinata, se sta bene e se è asintomatica, non faccia il tampone periodicamente. C'è stata una corsa ai tamponi forse eccessiva nel corso del periodo natalizio, inevitabilmente questo sta saturando anche il problema del testing".

 

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