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Province, affossato il disegno di legge, l'amarezza di Schifani: «Ma io vado avanti»

Il presidente ha lasciato l'Ars visibilmente deluso ma respinge i boatos di ipotetiche dimissioni. Fa sapere che la bocciatura della riforma non crea danni di natura economica alla Sicilia e non cambia il percorso del governo

PALERMO. Ars, cerimonia insediamento 18°legislatura,elezione presidente Gaetano Galvagno. Nella foto il presidente della regione Renato Schifani ..Ph.Alessandro Fucarini

Renato Schifani ha lasciato l'Ars visibilmente amareggiato un minuto dopo il voto che gli ha consegnato una maggioranza in frantumi e una riforma che era un punto chiave del governo ormai naufragata. Il presidente era in aula al momento del voto, segnale evidente della volontà di tenere il punto sulla riforma rigettando gli inviti dell'opposizione a fermarsi e gli stessi avvisi ai naviganti arrivati da giorni dagli emissari del centrodestra. Era chiaro che Fratelli d'Italia non sarebbe stata compatta a sostegno del governo e allo stesso modo la spaccatura della Lega ha indebolito il sostegno alla riforma. Ma perfino in Forza Italia – è la lettura che filtra dagli sherpa di Palazzo d'Orleans – ci sarebbero deputati su cui nessuno può mettere la mano sul fuoco. Il riferimento sarebbe ai due agrigentini, Margherita La Rocca Ruvolo e Riccardo Gallo – contrari ad assegnare la eventuale candidatura alla presidenza della Provincia a un cuffariano. E anche sull'assessore Marco Falcone in Forza Italia ci sono analisi in corso visto le recenti frizioni avute con Schifani. Anche se testimoni oculari in aula hanno confermato che Falcone ha votato a favore della riforma. Il clima di sospetti reciproci in tutti i partiti alimenta tuttavia l'attesa di una resa dei conti che provocherà altri problemi all'Ars a breve.

Nell'attesa il presidente si è riunito a Palazzo d'Orleans con i fedelissimi di Forza Italia: Stefano Pellegrino, Gaspare Vitrano, Edy Tamajo e Gaetano Armao. E fa sapere che la bocciatura della riforma non crea danni di natura economica alla Sicilia e non cambia il percorso del governo. «Avanti sulla linea del programma», è il messaggio del governatore. Che respinge così anche i boatos che parlavano di ipotetiche dimissioni. La crisi nella maggioranza però è più che mai aperta.

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