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LE REZIONI

Mattarella e Draghi: «Aggressione russa ingiustificabile»

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Mario Draghi

Un’aggressione militare in Europa «ingiustificabile», alla quale bisogna «reagire con forza» attraverso sanzioni durissime concordate con l’Unione europea. Le istituzioni italiane viaggiano senza sbavature verso la risposta alla Russia e chiedono a Vladimir Putin di fermare immediatamente «lo spargimento di sangue», di interrompere le operazioni militari in Ucraina non nascondendo il rischio di una crisi globale. Lo fanno il premier Mario Draghi e il presidente della Repubblica attraverso un Consiglio dei ministri (dal quale Draghi incassa il via libera alle sanzioni) e con la convocazione, da parte del capo dello Stato (che la Costituzione indica come comandante delle forze armate), di un Consiglio Supremo di Difesa d’emergenza che conferma la gravità della situazione.

Intanto, al di sotto di Chigi e Quirinale, le forze politiche ritrovano uno slancio unitario e i distinguo della vigilia si ammutoliscono. Anche la Lega e Fratelli d’Italia si stringono intorno alla linea del governo che spinge senza se e senza ma verso una serie di sanzioni per colpire l’economia della Russia. Le esitazioni verso le sanzioni sembrano scomparse in maggioranza dopo l’entrata delle truppe russe in Ucraina e il presidente del Consiglio non ha certo intenzione di incrinare questa unità di guerra. Tanto che già domani si recherà in Parlamento per una prima informativa alle Camere. Certo, non mancano le preoccupazioni sia per il previsto effetto boomerang di misure che vanno a minare un player globale come la Federazione russa, sia per l’inevitabile reazione di Mosca che potrebbe vendicarsi proprio chiudendo i rubinetti del gas.
Di come fronteggiare questi rischi si potrebbe parlare già domani in un secondo Cdm dedicato, forse, anche al riposizionamento dei militari italiani in ambito Nato. Il premier non si nasconde dietro a facili ottimismi e avverte: “Questa crisi potrebbe durare a lungo, dobbiamo essere preparati». Draghi, dopo aver compreso che il dialogo con la Russia è «impossibile», ci va giù duro: «Putin metta fine allo spargimento di sangue e ritiri le forze militari dai confini ucraina in modo incondizionato», ha detto in mattinata dopo il Cdm spiegando che l’Italia «farà tutto il necessario per garantire la sovranità dell’Ucraina e la sicurezza dell’Ue, e dell’ordine internazionale che si basa sulle regole da noi tutti condivise». Per ora l’ambasciata italiana a Kiev resta aperta ed operativa anche per garantire la sicurezza degli oltre 2000 italiani presenti nel territorio ucraino.

Poco dopo Draghi sale al Quirinale insieme ai ministri più coinvolti nella crisi e si riunisce con il presidente Mattarella in un Consiglio Supremo di Difesa dall’atmosfera tesa. Non dura a lungo: la linea era già chiara a tutti e si è stilato un comunicato che ricalca e rafforza quanto già uscito dal Consiglio dei ministri. Il passaggio più politico non poteva che riguardare le sanzioni e l’assoluta determinazione a procedere in strettissimo raccordo con l’Unione europea e l’Alleanza Atlantica: «nell’affrontare la crisi in atto, l’Italia manterrà uno stretto raccordo con i propri partner in tutti i principali consessi internazionali. Insieme con i paesi membri dell’Ue e gli alleati della Nato è indispensabile rispondere - si legge nella nota diffusa dal Quirinale - con unità, tempestività e determinazione. L’imposizione alla Federazione Russa di misure severe vede l’Italia agire convintamente nel quadro del coordinamento in seno all’Unione Europea».

Ma dai toni si percepisce anche la profonda preoccupazione del presidente quando si scrive che Putin con «la sua ingiustificabile aggressione militare sta minacciando la stabilità globale». O quando si sottolinea come bisogna «agire con forza e lungimiranza perché l’Europa non precipiti improvvisamente in un vortice di guerre». Infine a dare il senso del compattamento delle forze di maggioranza ci pensa in serata Enrico Letta: «Credo sia stato positivo che Salvini abbia condannato l’attacco. Non voglio fare polemiche, qui stiamo cercando di difendere un principio di democrazia», ha spiegato il segretario del Pd. Ed anche Silvio Berlusconi si è accodato, nonostante la sua amicizia con Vladimir Putin: «Ferma condanna e preoccupazione per l’uso della violenza, che non è mai una soluzione», le sue parole. Infine è Matteo Renzi a lanciare un nome per far parlare con una sola voce Nato e Ue: chi meglio di Angela Merkel. Ma per ora è solo una suggestione.

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