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Scuola, via alle nuove regole e stop alla didattica a distanza

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Oltre 600 mila studenti sono rientrati nelle loro classi grazie alle nuove norme che regolano le quarantene e che di fatto privilegiano la didattica in presenza. Qualche difficoltà è stata registrata perché il nuovo provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale venerdì sera ed è stato letto nelle scuole nella giornata di sabato, ma in molte il sabato non si fa lezione e quindi il personale di segreteria e i dirigenti scolastici hanno dovuto avvertire telefonicamente nel fine settimana le famiglie delle novità, non sempre riuscendo a farlo.

Le nuove norme prevedono che alle scuole per l’infanzia, dove i bimbi non sono vaccinati, si resterà in presenza fino a quattro casi di positività. Così anche alle elementari: con cinque o più casi di positività nella stessa classe i vaccinati e i guariti da meno di 120 giorni o dopo il ciclo vaccinale primario, i vaccinati con dose di richiamo e gli esenti dalla vaccinazione proseguono l’attività in presenza con l’utilizzo della mascherina ffp2 (sia nel caso dei docenti che degli alunni sopra i 6 anni). Alle scuole medie e superiori con un caso di positività nella stessa classe l’attività didattica prosegue per tutti con l’utilizzo di mascherine ffp2. Con due o più casi di positività i vaccinati e i guariti da meno di 120 giorni o dopo il ciclo vaccinale primario, i vaccinati con dose di richiamo e gli esenti dalla vaccinazione proseguono l’attività in presenza con l’utilizzo di mascherine ffp2.

«Ci sono stati disagi soprattutto nelle scuole primarie, molti dei quali sono stati risolti grazie al lavoro dei dirigenti scolastici nel fine settimana», dice il presidente nazionale di Anp Antonello Giannelli. «Noi chiediamo che ci sia un’attenta regia di tutte le misure che devono essere messe in cantiere. Non possiamo fare i conti con una burocrazia che è distratta, lenta e poco efficiente», lamenta Mario Rusconi, presidente dell’Associazione presidi di Roma. Ma il fronte della scuola resta caldo per almeno altri due temi: la maturità e l’alternanza scuola lavoro. Entrambe non piacciono agli studenti che hanno manifestato in massa venerdì scorso, sono tornati a farlo oggi e promettono iniziative e sit in per tutta la settimana.

Domani il ministro incontrerà le Consulte delle studentesse e degli studenti che nel frattempo hanno lanciato gli Stati generali della scuola pubblica. «Non si tiene conto delle difficoltà degli ultimi anni, l’esame di maturità così come è stato previsto è privo di senso - denunciano i ragazzi - non riteniamo che il percorso degli studenti si possa valutare attraverso questa modalità. Al contrario sosteniamo un approccio che garantisca di apportare elementi di soggettività e pensiero critico al processo valutativo, valorizzando la multidisciplinarietà e il totale percorso di studi dello studente».

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