Domenica, 22 Maggio 2022
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OTTAVA PUNTATA: 1985

Cossiga fa centro al primo turno con il placet di tutti: diventerà il Picconatore

La storia delle elezioni del presidente della Repubblica. Il segretario della Dc De Mita sceglie un politico esperto ma riservato, dopo gli anni scoppiettanti di Pertini. Proviene dalla sinistra del partito e il Pci lo preferisce agli altri papabili. Craxi è a Palazzo Chigi e non può dire di no
Elezione presidente della repubblica, Bettino Craxi, Ciriaco De Mita, Francesco Cossiga, Sicilia, Politica
Francesco Cossiga eletto presidente della Repubblica il 24 giugno 1985, presidente della Camera Nilde Iotti

Questa è l'ottava puntata della serie di articoli dedicati alle precedenti elezioni del presidente della Repubblica

Nel 1985 non c'è ancora il Picconatore. Casomai c'è il «sardomuto», un politico schivo, riservato, che non ama le luci della ribalta. Francesco Cossiga ha appena 57 anni, e viene dal correntone della sinistra democristiana, quella che negli anni del compromesso storico ha voluto l’accordo con i comunisti. Subito dopo il tragico epilogo del sequestro Moro si è dimesso da ministro dell’Interno, prendendosi la responsabilità di non essere riuscito a salvare la vita al presidente della Dc. Per la sinistra extraparlamentare, negli anni '70, era «KoSSiga» con le due esse del cognome scritte come quelle delle SS tedesche.

È a quest’uomo, che non brilla per comunicativa, ma che è ben addentro nelle stanze della politica e che può vantare anche un discreto rapporto con il Pci (tra l’altro è cugino di secondo grado di Berlinguer), che la Dc pensa per rimpiazzare Sandro Pertini alla scadenza del suo mandato: l’alternanza impone che nel vecchio palazzo dei papi e dei re questa volta salga un democristiano e la Balena Bianca vuole archiviare i fuochi d’artificio del settennato di Pertini. Chi meglio del sardo Cossiga, in quel momento presidente del Senato, per riportare il Quirinale nell’alveo della tradizione che vuole la presidenza della Repubblica come un luogo di potere silenzioso?

Non potendo immaginare che di lì a qualche anno il freddo Cossiga si sarebbe trasformato in una specie di Savonarola, il segretario della Dc De Mita spende tutta la sua abilità nel preparargli la volata. A Palazzo Chigi, da due anni, c'è il capo del Psi Bettino Craxi: anche per questo una riconferma di Sandro Pertini, che pure la desidera, è impensabile. De Mita, leader in crescita della sinistra democristiana orfana di Moro, è soprattutto preoccupato di non vedere la replica delle epiche guerre intestine che in tutte le precedenti elezioni hanno terremotato la Dc. Il suo pallino è di arrivare al giorno della prima seduta del Parlamento con un accordo a prova di bomba siglato da tutti i grandi partiti.

Cominciano così gli incontri con gli altri leader. A Botteghe Oscure c'è Alessandro Natta, eletto al vertice del Pci dopo l’improvvisa morte di Berlinguer. A lui De Mita fa i nomi di due big democristiani: Giulio Andreotti, che con il Pci ha governato all’epoca del compromesso storico, e Arnaldo Forlani, espressione della grande area centrale, ben visto da Craxi. Nessuno dei due ottiene il via libera del Bottegone. A quel punto De Mita getta la carta di Cossiga. È presidente del Senato e la sua appartenenza alla sinistra democristiana lo rende un candidato con un certo appeal anche nel Pci. Per convincere Natta a dare il suo sì, De Mita ricorre a tutta la sua arte dialettica: «Senti, ti propongo di votare il presidente del Senato, che voi avete già votato in quella carica. Sappi che se dici di no possiamo far eleggere Forlani con i voti dei socialisti». Natta si fa due conti e dà il suo assenso, anche per evitare che Craxi, fresco trionfatore nel referendum sulla scala mobile in cui il Pci è stato sconfitto, possa cantare vittoria.

Sul nome di Cossiga Craxi non può dire di no e i sempre riottosi capicorrente Dc hanno dovuto piegare la testa di fronte all’accordo stretto con gli altri partiti. De Mita chiama Cossiga mentre si trova fuori dall’Italia, per una visita di Stato, e gli dà la notizia: «Vedi di tornare che ti votiamo come presidente della Repubblica». Unica condizione che viene posta da De Mita a Cossiga è la conferma al Quirinale del segretario generale Antonio Maccanico, irpino come lui.

Il 24 giugno l’elezione va liscia come l’olio: Cossiga ottiene 752 voti su 977, con 141 schede bianche. Ai franchi tiratori sono state tagliate le unghie: 16 voti per Forlani, cinque per Fanfani, 3 per Andreotti, 12 tifosi di Pertini che volevano la sua rielezione. Centro al primo turno: non era mai successo.

Qui sotto le puntate precedenti

 

 

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