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REGIONE. RETROSCENA

Il blitz fallito contro Musumeci: c’era un piano per lasciarlo fuori dal Quirinale. Miccichè: lui non parla con nessuno...

Sicilia, Politica
Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci

Diversi deputati sarebbero stati sondati per capire la disponibilità a ricevere i voti del centrodestra come grande elettore e mettere così sotto scacco il governatore Nello Musumeci per farlo arrivare quarto in modo da lasciarlo fuori dal voto per il Quirinale. A rivelare il tentativo è un big del centrodestra, all’indomani della bagarre che in Assemblea ha certificato la spaccatura tra un pezzo dello stesso centrodestra e il presidente Musumeci. Il piano, che sarebbe stato organizzato dai più critici nei confronti del presidente della Regione, non è andato in porto perché nessun parlamentare se l’è sentita di forzare così tanto la mano.
Dunque non sarebbe stata solo una idea dei falchi, come trapelava alla vigilia del voto per i grandi elettori del Capo dello Stato, ma una vera e propria strategia, tramontata solo perché nessuno si è reso disponibile. E’ scattato così il piano B: fare arrivare il governatore alle spalle del candidato delle opposizioni, Nunzio di Paola, che ha ricevuto i voti dei franchi tiratori del centrodestra.  Musumeci, ha convocato gli assessori in giunta per notificare l’azzeramento deciso ieri e anticipato via social network.

"Il primo ad essere dispiaciuto per quanto accaduto sono io", spiega il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè commentando l’esito del voto sui grandi elettori di ieri in Ars, smarcandosi da alcune ricostruzioni giornalistiche che lo vedono come colui che ha guidato i giochi che hanno portato al risultato che ha provocato la reazione del presidente della Regione Nello Musumeci che in serata ha azzerato la giunta. "Ho cercato di limitare i danni e quando ho saputo che c'era in ballo questa manovra ho lavorato per sminarla", racconta Miccichè, "ma non avevo pensato alla doppia preferenza e immaginavo l’opposizione sempre ferma a 25 voti, quando mi sono accertato che Musumeci avesse 30 voti non mi sono più posto problemi e ci hanno fregato". "Non ho ordito nulla", spiega, "ho fatto il contrario, non riuscendoci". Miccichè commenta anche l’intervento del presidente della Regione sui social ieri sera. "L'ho trovato negativo", dice, "tremendo offendere chi non lo ha votato chiedendo conto e ragione di quali siano gli interessi". «Vorrei convincere Musumeci del fatto che quanto accaduto ieri è stata una invocazione alla collegialità e al dialogo, una cosa che lui continua a non capire. Sta perdendo il Parlamento e la maggioranza perchè non parla con nessuno. Invece di dire che la gente gli fa proposte mafiose - ha proseguito Miccichè, riferendosi alla parole pronunciate da Musumeci durante la diretta Facebook - e questo è quello che ha fatto capire ieri anche con accuse inutili e ridicole, deve comprendere che la democrazia è costituita fondamentalmente da due pilastri: i partiti e il Parlamento. Non si può pensare di governare avendo in odio entrambi», ha concluso

Critiche dal mondo del lavoro. "Il governo Musumeci non s'è mai distinto per impegno, dinamismo, concretezza. Adesso, è persino sparito. È stato azzerato dal presidente della Regione che, per un fatto personale, per una manciata di voti, ha deciso di fare dispetto ai siciliani. La definitiva paralisi dell’ente, in attesa di nuovi assessori che dovranno ricominciare da zero, è solo un modo per provocare ulteriori danni ai cittadini",  ha detto Luisella Lionti, segretario generale della Uil Sicilia, che aggiunge: "L'emergenza Covid, quindi, non è importante, la corsa contro il tempo per la spesa dei fondi europei può anche attendere. Il presidente Musumeci ha scelto di lavorare per la sola questione che lo preoccupa: le prossime elezioni regionali e la sua conferma".

"I siciliani non possono pagare il prezzo delle beghe della politica. Uno stallo dell’azione di governo sarebbe gravissima nella situazione attuale ed è quello che temiamo in un clima prolungato da campagna elettorale", continua il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, che rivolge un appello a tutte le forze politiche, a partire da quelle di governo, "a mettere davanti a tutto ciò che va fatto per affrontare la delicata fase che stiamo vivendo e proiettare la Sicilia verso una ripresa economica".

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