Mercoledì, 30 Settembre 2020
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"SPESE PAZZE"

Pogliese sospeso da sindaco di Catania per 18 mesi, nel centrodestra giochi riaperti per la corsa alla Regione

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Salvo Pogliese

La condanna di Salvo Pogliese, in base alla Legge Severino, comporterà la sospensione dallo svolgere attività inerenti incarichi istituzionali per 18 mesi. In pratica le sue funzioni saranno esercitate dall’attuale vice sindaco, Roberto Bonaccorsi, assessore al Bilancio, persona nella quale Pogliese ha riposto grande fiducia personale e politica.

Ma oltre a provocare un terremoto al Comune di Catania, la sentenza sulle spese pazze all'Ars riapre i giochi per la corsa verso Palazzo d’Orleans. Da mesi, ormai, quello del sindaco di Catania era il nome su cui Fratelli d’Italia lavorava per tessere l’intesa fra i big del centrodestra con la convergenza di Lega e Forza Italia. Il piano però è saltato e il primo a beneficiarne, come racconta Giacinto Pipitone sul Giornale di Sicilia, è Nello Musumeci che ha un ostacolo in meno alla sua auto-ricandidatura.

Per Fratelli d’Italia la ricerca di un anti-Musumeci è complicata anche dal fatto che ora si riparte da zero e le ambizioni dei partiti riprendono quota. Gianfranco Micciché premette che «Forza Italia sosterrà Musumeci. Ma se lui non dovesse ricandidarsi è difficile accettare che per l’ennesima volta il candidato del centrodestra non sia palermitano, anche Palermo ha uomini di peso da offrire alla coalizione».

Pogliese intanto esprime pubblicamente il suo rammarico. "Non posso nascondere enorme amarezza e grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta. Ma da uomo delle istituzioni la devo accettare e rispettare. Nella mia vita mi sono sempre comportato da persona perbene e onesta interpretando i ruoli, che i catanesi e i siciliani mi hanno affidato, con grande generosità, passione e infinito amore per la mia terra e per la mia Catania a cui sono visceralmente legato. Lo stesso amore - aggiunge - che due anni fa mi ha portato a lasciare un prestigioso ruolo al parlamento europeo per servire la mia città (in dissesto e con 1.580.000 di euro di debiti ereditati ), con una contestuale decurtazione della mia indennità dell'80% e rinunziando alle tutele giuridiche che quel ruolo mi avrebbe garantito. L'ho fatto perché sono assolutamente certo della mia correttezza etica e morale".

Tra le spese contestate dall'accusa a Pogliese vi sono: 1.200 euro per la "sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte" in uno studio professionale di famiglia, 30 mila euro per soggiorni in albergo a Palermo, anche assieme ai familiari, cene e spese di carburante, 280 euro per la retta scolastica del figlio e 30 mila ero in assegni girati sul conto personale.

"Auspico che l'appello a questa ingiusta sentenza sia quanto prima - aggiunge Pogliese -, affinché possa finalmente trionfare la giustizia e si possa dare la giusta rivincita a chi da oltre trent'anni, insieme a tanti amici e simpatizzanti, è stato sempre in prima linea per i valori dell'etica e della morale pubblica", conclude.

E da Musumeci arriva un messaggio di vicinanza. "Al sindaco di Catania Salvo Pogliese voglio far pervenire il mio personale pensiero di amicizia. Egli è una persona che si è spesa con affetto per la propria città, senza pensare un solo istante a lasciare il Parlamento Europeo per immergersi in una difficile impresa. Oggi la città sta affrontando un percorso di risanamento, al quale il Governo della Regione non ha fatto mai mancare il proprio sostegno. Si rispetta sempre ogni sentenza, ma proprio il rispetto delle sentenze e dello Stato di diritto mi impone di augurare a Salvo, con l'amicizia di sempre, di poter il prima possibile vedere riconosciute le proprie ragioni".

 

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