Lunedì, 16 Settembre 2019
LA TRATTATIVA

Crisi di governo, ancora muro contro muro tra M5S e Pd sul nome di Conte

E' ancora muro contro muro tra M5S e Pd sul nome di Conte, che i Cinquestelle spingono come unico nome per il premier del futuro Governo giallorosso. "Abbiamo un mandato sancito dalla Direzione, dare vita a un governo di svolta e di discontinuità per il futuro del Paese. Siamo al lavoro per un patto di governo, non per gli ultimatum. I contenuti sono importanti, l’Italia non capirebbe un rimpastone di un governo che proprio sui contenuti non ha trovato una sua sintesi", ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti, nel corso di una conferenza stampa nella sede del partito.

"Il nostro mandato è quello di dare vita ad un governo di svolta e discontinuità per il futuro dell’Italia - ha spiegato Zingaretti -. Non c'è solo il tema dei veti e degli ultimatum per gli individui, ma occorre identificare l’idea dell’Italia che si ha".

"Siamo convinti che una discontinuità sui contenuti passi anche da un cambio di persone, ma sono convinto che si troverà una soluzione, ma attraverso un confronto reciproco. Noi ci impegneremo per trovarla la soluzione possibile, che ancora non si è determinata. "Non crediamo nel modello del contratto, ma in un possibile patto di governo che possa dare all’Italia l'indirizzo su dove si debba andare. "Vogliamo un Paese più green, giusto, a misura di donne e che metta al centro il tema del lavoro e dello sviluppo".

Subito dopo è arrivato il secco no dai Pentastellati. «La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. E’ assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno». Così il M5S in una nota diffusa dopo la conferenza stampa di Nicola Zingaretti.

Dal Quirinale non trapela nulla di più di quanto detto dal capo dello Stato al termine delle consultazioni. Nulla è cambiato: non si fanno sconti né dilazioni. Lunedì sera si attende di sapere dalle forze politiche qual è il risultato del loro confronto: su queste indicazioni verrà disegnato il calendario delle consultazioni. Che potrà quindi essere più o meno rapido. Mattarella attende ancora di sapere se c'è una maggioranza in Parlamento in grado di formare un nuovo governo.

Il M5s stringerà un nuovo patto con il Pd o farà un - ad ora del tutto inatteso - ritorno alla Lega? Questa la prima risposta da
dare. Chiusa ogni altra possibilità, il presidente della Repubblica traccerà la via verso il voto a novembre. Matteo Salvini, dopo aver lanciato i suoi ami a Di Maio, tace, nella speranza di tornare in partita se salterà il tavolo M5s-Pd. Ma è a quel tavolo che ora si tratta.

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