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Delrio: voto a giugno, su legge elettorale dialogo con M5s e Lega

ROMA. «Il governo Gentiloni e il voto sono nelle mani del Parlamento e del capo dello Stato. Però l'orizzonte che ha davanti, a mio parere, non è lungo. I cittadini e gli elettori vanno rispettati: il 4 dicembre hanno espresso un chiaro bisogno di partecipare e ridefinire lo scenario politico». Così il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, in un'intervista ad Avvenire.

«Non essendo possibile votare a febbraio, la maggioranza si è fatta carico di un esecutivo di servizio che accompagni il Parlamento nel periodo che servirà a definire le regole elettorali. Dire che questo processo si conclude entro giugno - afferma Delrio - mi sembra plausibile. Il 24 gennaio, con la sentenza della Consulta sull'Italicum, i tasselli saranno più chiari e tutti dovranno uscire allo scoperto».

Sulla legge elettorale, «io prediligo il Mattarellum, con tutti i ritocchi che si ritengono necessari. È una proposta che facciamo a tutti, senza interlocutori privilegiati», dichiara il ministro. «Lega ed M5S, se davvero vogliono andare al voto, si facciano avanti. Dialoghiamo con tutti, senza pregiudizi. E chiediamo a Forza Italia di non porre veti».

Per Delrio le larghe intese «non sono lo sbocco obbligato. La vocazione maggioritaria del Pd resta. Se ci diamo un'identità sociale forte e se non cediamo al proporzionale puro - osserva - possiamo giocare pienamente la partita di una 'terza vià tra il populismo e la consegna della politica al capitalismo rapace». Sul reddito d'inclusione, «in un mese il Senato può chiudere l'iter della legge delega. Nel frattempo i decreti attuativi si possono già scrivere, non c'è bisogno di aspettare. La volontà del governo e del Parlamento c'è», assicura Delrio. In merito alla dotazione, 1,8 miliardi, «è corretta la stima di 7 miliardi dell'Alleanza contro la povertà. Chiunque governi, ci dobbiamo arrivare progressivamente», dice Delrio, che difende lo stanziamento per le banche in crisi: «Senza la garanzia una tantum di 20 miliardi per le banche avremmo portato sulla soglia di povertà svariate altre migliaia di famiglie e persone».

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