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LA CRISI

Zelensky chiede l'adesione immediata dell'Ucraina nell'Ue, ma Bruxelles lo gela

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Zelensky firma la richiesta di adesione all'Ue

Aiuti a tutto campo per la resistenza ma, per entrare nell’Ue, Volodymyr Zelensky dovrà attendere. Il presidente ucraino ha presentato richiesta ufficiale di adesione all’Unione facendo appello ad una procedura speciale per Kiev. Questa volta, però, l’Ucraina non ha trovato un supporto compatto a Bruxelles. Il tema, certo, è sul tavolo. E la guerra con la Russia sta accelerando, e di molto, gli elefantiaci tempi comunitari. Il nodo è che manca ancora il sì unanime dei Paesi membri. «Finora nel dibattito generale sono emerse opinioni diverse», ha ammesso il presidente del Consiglio Ue Charles Michel in un’intervista ad alcuni media europei.

La frenata di Bruxelles

L’idea di un’accelerazione sull’ingresso in Ue dell’Ucraina era stata evocata nelle ore scorse da Ursula von der Leyen. «La vogliamo nell’Unione», aveva sentenziato la numero uno dell’esecutivo europeo. Nella notte Kiev ha fatto sapere a Bruxelles di essere sul punto di presentare richiesta formale e Michel ha spiegato che sarà necessario il parere ufficiale della Commissione, dopodiché il tema finirà in Consiglio Ue. «E avverrà molto presto», era stata la sua promessa. La richiesta di Kiev è stata poi effettivamente recapitata. Ma nel frattempo a Bruxelles già frenavano. «Il tema ora non è in agenda, c’è una guerra. Dobbiamo dare una risposta per le prossime ore, non per i prossimi anni», ha spiegato l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell, pur ribadendo la «chiara prospettiva europea» di Kiev. Concetti che, a Berlino, trovavano la ministra degli Esteri Annalena Baerbock sulla stessa linea. «L’adesione non può essere completata in pochi mesi», ha spiegato.

La procedura di adesione all'Ue è lunga e delicata

La procedura di adesione, disciplinata dall’articolo 49 dei Trattati, è lunga e delicata. Basterebbe chiedere ai Paesi balcanici. Il Paese che ne fa richiesta, oltre al rispetto dei valori fondanti dell’Unione ex art. 2, deve garantire l’applicazione dei cosiddetti criteri di Copenaghen, che vanno dalla presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia alla tutela delle minoranze, fino all’esistenza di un’economia di mercato affidabile e alla capacità di assumere efficacemente gli obblighi inerenti all’adesione, compresi gli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria.

Primo passo: lo status di candidato

I negoziati si possono aprire solo dopo il sì unanime del Consiglio Ue. A quel punto il Paese interessato acquisisce lo status di candidato. Lo stesso che al momento hanno Turchia (dal lontano 1999), Macedonia del Nord (2005), Montenegro (2010) e Serbia (2012). La procedura si chiude (se si chiude) con un nuovo sì all’unanimità dei 27. Ma l’adesione è in vigore solo dopo la ratifica da parte di ciascun Paese membro nonché del Paese interessato. «Il nostro obiettivo è stare insieme a tutti gli europei e, soprattutto, essere alla pari», ha sottolineato Zelensky, consapevole che, con l’ingresso in Ue, l’ipotesi della neutralità di Kiev sarebbe polverizzata. Per ora, tuttavia, dovrà accontentarsi dell’ammissione provvisoria accordata dai liberali di Alde al suo partito.

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