Martedì, 25 Febbraio 2020
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LA CERIMONIA

Fiocchi azzurri anti-Trump, le star degli Oscar ironizzano contro il tycoon

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Meryl Streep riceve gli applausi prima di salire sul palco degli Oscar

WASHINGTON. Donald Trump era il convitato di pietra della serata degli Oscar ma le proteste sono rimaste lontane e le critiche sono state generiche, indirette, materializzandosi nei ripetuti sarcasmi del conduttore Jimmy Kimmel, negli omaggi agli immigrati e alla diversità arrivati prevalentemente da attori non americani, nel fiocco azzurro anti-Trump, ovvero il fiocco dell'Aclu (American Civil Liberties Union, l'organizzazione che si batte per i diritti civili), esibito anche da Ruth Negga.

E nell'Oscar che rimarrà nella storia per il clamoroso errore finale sulla statuetta più importante, quella alla regia, l'unico attacco duro e frontale, peraltro atteso, è arrivato dal regista iraniano Asghar Farhadi, premiato per la seconda volta con l'Oscar per il miglior film straniero per 'Il Cliente", che ha disertato la cerimonia per protestare contro il bando ai cittadini di sette Paesi musulmani affidando il suo j'accuse ad una astronauta del suo Paese: «la mia assenza è un atto di rispetto verso i miei concittadini e quelli di altri sei paesi che hanno subito una mancanza di rispetto per una legge disumana che vieta l'ingresso di immigrati negli Usa. Dividere il mondo in due categorie, noi e i nostri nemici, crea paura, una giustificazione ingannevole per l'aggressione e la guerra. E questo impedisce la democrazia e i diritti umani in paesi che a loro volta sono stati vittime di aggressioni».

Un lungo applauso ha sottolineato da che parte stava la platea. Stessa reazione alla dedica della statuetta per il miglior trucco ricevuta da Alessandro Bertolazzi (per Suicide Squad): «Io sono italiano, questo Oscar è per tutti gli immigrati».

Più esplicito, ma in qualche modo più scontato, l'attore messicano Gael Garcia Bernal, che quando ha presentato il miglior film di animazione (Zootopia) ha attaccato il muro invocato da Trump al confine col suo Paese: «come Messicano, come immigrato, come essere umano, sono contro ogni forma di muro che ci separa».

Gli ha fatto eco Rich Moore, uno dei tre registi di Zootopia, da lui definito come un film «sulla tolleranza, che è più potente della paura degli altri». Cheryl Boone Isaacs, presidente della Academy, ha evitato di citare il tycoon, preferendo celebrare la serata come «la prova che l'arte non ha frontiere, non ha un solo linguaggio e non appartiene ad una sola fede».

Solo Jimmy Kimmel ha punzecchiato Trump con ironia e sarcasmo per tutta la serata. All'inizio lo ha ringraziato perchè con le sue politiche ha reso meno razzisti gli Oscar. «Noi qui a Hollywood non discriminiamo in base alla religione o alla nazione, solo in base all'età e al peso», ha scherzato.

Poi ha reso omaggio a Meryl Streep, che Trump aveva definito come l'attrice più sopravvalutata di Hollywood dopo che l'attrice premio Oscar lo aveva attaccato ai Golden Globes: «è riuscita per più di 50 film a fingere di essere una grande attrice mentre noi sappiamo che è molto sopravalutata nella sua lunga e smorta carriera», ha scherzato, chiedendo una standing ovation per la «sovrastimata» attrice. Quindi ha assestato un colpo alla figlia di Trump e alla sua linea di abbigliamento: «bel vestito comunque, è un Ivanka?», ha detto sempre rivolgendosi a Meryl Streep.

Meryl Streep contro Trump, il tycoon: è fan di Hillary

Kimmel ha ironizzato anche sulle fake news denunciate dal presidente («nessuna tolleranza per le notizie false») e sulla sua gaffe per l'inesistente attacco terroristico in Svezia («siamo così dispiaciuti per quello che è successo»).

Infine ha mandato due tweet al tycoon, dicendosi preoccupato perchè non aveva ancora cinquettato dopo il Ballo dei governatori: «Donald sei sveglio?». E ancora: «Ti saluta Meryl». Prima di profetizzare che Trump twitterà sugli Oscar alle 5 del mattino, «durante i movimenti del suo intestino», ossia quando va al bagno.

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