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IL PRESIDENTE

Bce, Draghi premiato a New York: "La crescita torna"

Draghi dal palco, dove è stato preceduto fra gli altri dall'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, parla del progetto europeo, "l'esperimento più avanzato nel gestire temi che vanno al di là dei propri confini tramite accordi internazionali e sovranazionali"

NEW YORK.  La crescita «sta tornando» nell'area euro e un «ritorno dell'economia dell'area euro a una crescita sostenuta, sotto l'impulso della sua politica monetaria, è una buona notizia per tutti». Parola di Mario Draghi. Il presidente della Bce, al Museo di Storia Naturale di New York, viene insignito con il Global Citizen Award dell'Atlantic Council. Un premio che riceve dalle mani del direttore generale del Fmi.

Christine Lagarde, con un abito lungo rosso Ferrari, lo introduce con parole lusinghiere. È «un fantastico banchiere centrale», è stato identificato come uno dei «leader più influenti al mondo», ha mostrato «visione coraggio e determinazione». Pochi hanno mostrato una «leadership come la sua»: «ha difeso l'euro, ha spinto l'area euro nella giusta direzione» afferma Lagarde, ricordando il luglio del 2012 a Londra, quando Draghi pronunciò le «tre parole di maggior successo», il 'whatever it takes' per salvare l'euro. «Ricordo il silenzio da cui sono state seguite. Dopo avevamo un incontro. Presidente fa muovere i mercati? 'Really?' ha risposto» mette in evidenza Lagarde. Draghi incassa parole di riconoscimento anche dal vice presidente americano, Joe Biden, che gli riconosce di svolgere un «lavoro veramente difficile». Draghi dal palco, dove è stato preceduto fra gli altri dall'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger, parla del progetto europeo, «l'esperimento più avanzato nel gestire temi che vanno al di là dei propri confini tramite accordi internazionali e sovranazionali. Un progetto e un esperimento che ha »funzionato«, che finora ha avuto successo, al quale non c'è alternativa. La »sovranità va condivisa« afferma Draghi, sottolineando che »può sembrare a volte che noi in Europa non siamo in grado di superare le sfide, ma lo siamo. Ogni volta abbiamo la meglio.

E questo perchè quando lavoriamo come un'unione possiamo affrontare problemi che ci
schiaccerebbero se ogni Paese cercasse di affrontarli da solo«. »Alcuni ritengono che le nostre società non siano abbastanza omogenee per operare come un'unione. Ma altri ritengono che un'ulteriore integrazione è necessaria per ottenere tutte le economie di scala che la nostra unione implica. Io sono fermamente con coloro che ritengono che possiamo proteggere meglio gli interessi dei nostri cittadini rendendo la nostra Unione «più perfetta», per citare una frase della vostra tradizione« mette in evidenza Draghi, precisando che »i progressi raggiunti negli ultimi tre anni per stabilizzare e rafforzare l'area euro sono reali. Non ci fermeremo fino a quando la nostra unione monetaria non sarà completa. È nel nostro interesse e nell'interesse di tutti«. Il destino dell'Europa è infatti interesse dei suoi cittadini ma anche del mondo. Anche se l'area euro non ha dato un importante contributo alla crescita mondiale negli ultimi sette-otto anni, rappresenta il 17% del pil globale e il 16% degli scambi commerciali globali. Quando l'integrità dell'euro era minacciata, lo era anche la prosperità globale.

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