Martedì, 18 Febbraio 2020
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ATTACCO ALLA SONY

Sanzioni Usa a Corea, Pyongyang: "Sono ostili, ma non ci indeboliranno"

Il regime risponde alle decisioni prese ieri da Obama e ribadisce di non essere l'autore degli attacchi hacker alla casa di produzione del film The interview

PYONGYANG. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Corea del Nord "non indeboliranno la nostra potenza militare". Lo scrive in un comunicato di fuoco il ministero degli Esteri nordcoreano in risposta alla decisione presa dal presidente americano Barack Obama dopo gli attacchi di hacker contro la Sony Pictures, attribuiti dal Fbi a Pyongyang.  Le nuove sanzioni imposte dagli Usa contro la Corea del Nord, fa sapere un funzionario del ministero degli Esteri nordcoreano, non fanno altro che "provocare ostilità immotivata nei confronti di Pyongyang". La Corea del Nord ha poi di nuovo escluso qualsiasi coinvolgimento nei cyber attacchi ai sistemi informatici della Sony ma ha ribadito tutta la sua "rabbia" nei confronti del film satirico 'The interview' che sbeffeggia il leader nordcoreano Kim Jong un. La pellicola è visibile in 580 cinema degli Stati uniti, ma è anche disponibile online.

Proprio ieri Barack Obama aveva inasprito le sanzioni contro la Corea del Nord in risposta al cyber attacco ai danni della Sony Pictures, attribuito dall'Fbi a Pyongyang. Con un ordine esecutivo, il presidente americano dà l'ok alle misure che colpiscono 10 individui e tre società, tra cui l'intelligence nordcoreana, e avverte: «Sono solo il primo aspetto della nostra risposta».  In base alle nuove sanzioni, il presidente ha autorizzato il dipartimento del Tesoro a bloccare l'accesso a individui e agenzie di Pyongyang al sistema finanziario americano e il divieto ai cittadini statunitensi di fare affari con loro. Le società colpite sono la Reconnaissance General Bureau, la più importante agenzia d'intelligence del Paese comunista asiatico; l'azienda di armamenti 'Korea Mining Developahment Trading Corporation' e la 'Korea Tangun Trading Corporation' specializzata nell'acquisto di materie prime e tecnologia per sostenere la ricerche nel settore della difesa.  Le sanzioni rappresentano le prime misure ufficiali adottate da Washington in risposta al cyber-attacco al sistema informatico della Sony Pictures Entertainment.

Una risposta che, come Obama aveva annunciato, prima di partire per le Hawaii con la famiglia, sarebbe arrivata «in modo proporzionato, nelle modalità e nei tempi che decideremo». «Prendiamo seriamente l'attacco della Corea del Nord mirato a creare effetti finanziari distruttivi contro una società americana e a minacciare artisti e individui con l'obiettivo di limitare la loro libertà di espressione», ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Le misure sono state decise a causa di quelle che a Washington vengono bollate come «le azioni provocatorie, destabilizzanti e repressive» della Corea del Nord. E - ha insistito Earnest - sono «il primo aspetto della nostra risposta». Il cyber attacco contro la Sony ha esposto email segrete, distrutto informazioni dell'azienda e costretto lo studio a bloccare inizialmente l'uscita del film satirico-demenziale sul leader Kim Jong-un 'The Interview', in seguito alle minacce degli hacker di attaccare i cinema che lo avrebbero proiettato.

Il film è poi stato distribuito in rete e su altre piattaforme. Gli hacker, che si definiscono 'Guardiani della pacè, hanno reso migliaia di computer inoperabili, danneggiando l'intera rete della Sony. Il 19 dicembre scorso, l'Fbi ha annunciato di aver sufficienti informazioni per concludere che il governo della Corea del Nord era responsabile dell'attacco«. Pyongyang però ha negato ogni coinvolgimento, minacciando »rappresaglie« e offrendo agli Usa la disponibilità a un'inchiesta congiunta per »individuare i veri colpevoli«. Pochi giorni fa, è spuntata l'ipotesi che dietro il cyber attacco ci possa in effetti essere la vendetta di un dipendente licenziato che avrebbe lavorato insieme con hacker coinvolti nella distribuzione di film pirata online e a cui la Sony dà la caccia.  Tuttavia, pur dimostrandosi »aperta« alla nuova pista delle indagini avanzata dalla società di cyber-intelligence, Norse, l'Fbi non ha cambiato idea. E si è detta ancora convinta della sua teoria. Tanto da consentire oggi alla Casa Bianca di annunciare la sua nuova campagna di sanzioni.

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