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Superbonus, in Sicilia una bolla da 500 milioni di euro

Superbonus game over, almeno per ora, mentre sul piatto restano in gioco le tasche di tutte le imprese coinvolte nel meccanismo: se si considera pure l’indotto, non meno di 50 mila unità, metà delle quali attive nel settore costruzioni ed esposte per almeno 500 milioni di euro, senza considerare i debiti (incalcolabili) contratti con i fornitori. Tante sono le aziende dell’Isola che temono oggi di finire a gambe all’aria per le novità introdotte nell’ultimo decreto del governo nazionale, varato con l’intento di bloccare il caos imperante sul mercato degli incentivi edilizi, a cominciare dalla detrazione del 110% per l’efficientamento energetico.

Spettro fallimento più vicino

E lo spauracchio, più che dallo stop alla cessione dei crediti fiscali – peraltro nell’aria da tempo e comunque estraneo agli interventi già avviati – è motivato dal divieto scattato ieri per le pubbliche amministrazioni, che ferma sul nascere qualsiasi tentativo, da parte degli enti, di acquisire dalle banche i crediti stessi, contribuendo così a riaprire i rubinetti degli istituiti verso Superbonus e simili (chiusi per saturazione di capacità fiscale) e, in ultima analisi, a ridare fiato agli imprenditori. Si tratta del modello ideato dalla provincia di Treviso, che stava raccogliendo proseliti in Sardegna, Abruzzo e Piemonte, ma anche in Sicilia, dove l’Anci, l’associazione dei comuni, aveva già caldeggiato l’acquisto a tutte le amministrazioni municipali dell’Isola, mentre sul fronte politico Pd e M5s invitavano la Regione a fare altrettanto, presentando all’Ars due disegni di legge ad hoc. E adesso? Le intenzioni, ovviamente, sono state neutralizzate dai fatti, e le speranze delle aziende ridotte nuovamente al lumicino, appese alle prossime mosse dei finanziatori, che se da una parte, per voce dell’Abi, l’associazione dei bancari, plaudono al passaggio del decreto che limita la responsabilità legale dei cessionari del credito, dall’altra chiedono a Roma una misura tempestiva che consenta immediatamente alle banche di ampliare la propria capacità fiscale.

Un pantano da mezzo miliardo

Insomma, resta tutto fermo, «più di prima, e se lunedì prossimo, durante l’incontro che faremo con l’Esecutivo insieme all’Abi, non verrà fuori una qualche alternativa, allora andremo tutti a sbattere», spiega Santo Cutrone, presidente dell’Ance Sicilia, l’associazione dei costruttori, che ad oggi, nei cassetti fiscali degli edili registra «almeno 500 milioni di euro incagliati», ossia quasi la metà di quei 1,2 miliardi di euro di investimenti per il Superbonus certificati da Enea (l’Agenzia italiana per le nuove tecnologie) già ammessi a detrazione nell’Isola ma ancora non utilizzati su un totale di oltre 4 miliardi investiti per quasi 24mila opere, il 28% delle quali da realizzare. «Ma se pensiamo anche agli altri incentivi, come il bonus facciate o il sisma bonus, allora il tetto aumenta, per non parlare dei debiti contratti con l’indotto», rimarca Cutrone, «mentre sul territorio restano centinaia di cantieri aperti e poi abbandonati, con palazzi e villette sventrate e avvolte da ponteggi, condomini e proprietari costretti a vivere in altri appartamenti in affitto, e fornitori che ci chiedono giustamente di saldare i conti aperti con loro per il materiale o la mano d’opera necessaria alla ristrutturazione». Per quante aziende coinvolte? Difficile dirlo con esattezza. Solo nell’edilizia, l’Ance ne stima circa 10milia, «ossia il 90% delle imprese medio-grandi», ma a queste andrebbe aggiunta un’altra platea, ancor più numerosa, fatta di piccole e medie attività.

Un esercito di lavoratori a rischio

Si tratta di tutte le aziende artigiane del sistema casa rimaste esposte al meccanismo dei crediti: almeno 14mila imprenditori, che danno da vivere a 13mila dipendenti. A dirlo è un report di Confartigianato Sicilia, che insieme al proprio Osservatorio economico ha avviato la conta dei danni, coinvolgendo in un’analisi gli artigiani e lanciando insieme ad Anaepa (Confartigianato Edilizia) un sondaggio web (clicca qui) per cogliere la reale dimensione del fenomeno dei crediti fermi al palo dei cassetti fiscali, con l’obiettivo finale di portare questi dati, raccolti e trattati in forma anonima, sui tavoli istituzionali. Quel che è certo, sottolinea Daniele La Porta, presidente regionale della confederazione, è che i «danni per la nostra Isola sono enormi. Il Superbonus in Sicilia aveva attivato il 70,8% del valore aggiunto del settore, quota di gran lunga superiore alla media nazionale (58,6%)». Certo, «il sistema della cessione dei crediti dei bonus edilizi è sempre stato farraginoso sin dall’inizio, con tantissime lacune che purtroppo hanno portato inevitabilmente all’affossamento di imprese e famiglie», evidenzia La Porta, ricordando la ragnatela burocratica tessuta sul tema, fatta di 29 interventi legislativi distribuiti su 16 differenti leggi, di cui 24 solo nell’ultimo anno, «ma con questo decreto speravamo in una soluzione che risolvesse il problema, che però non è arrivata. Inoltre, il governo ha bloccato, tranne in alcuni casi, la possibilità di continuare ad applicare lo sconto in fattura o a cedere i crediti». Intanto, sull’altro fronte, quello politico, resta sempre la super-bolla fiscale creata dagli incentivi, che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha quantificato in 110 miliardi di euro. Una massa, sottolinea Luca Calabrese, presidente di Cna Costruzioni Sicilia, «che bisogna trovare il modo di smaltire, ma non a scapito delle imprese. Perché se falliamo noi fallisce pure lo Stato».

 

 

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