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MANOVRA

Il Superbonus-beffa per le imprese edili che hanno anticipato i soldi dei lavori: il governo assicura una soluzione

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L’approvazione della legge di bilancio 2023 è una corsa contro il tempo per scongiurare l'esercizio provvisorio. A 28 giorni dalla scadenza di fine anno, sono ancora diversi i nodi da sciogliere: dal Superbonus alle pensioni (il cantiere di Opzione donna è ancora aperto), governo e maggioranza sono al lavoro per chiudere tutte le misure e assicurare che l’iter parlamentare non incontri ostacoli.

A giorni, ad esempio, dovrebbe arrivare una soluzione sui crediti incagliati del Superbonus, che confluirà negli emendamenti del decreto aiuti quater, per dare una risposta immediata all’emergenza vissuta soprattutto dalle imprese edili che non riescono ad avere indietro il credito che hanno anticipato per i lavori dei condomini. La rassicurazione è arrivata dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo: sul Superbonus «le imprese devono essere salvaguardate, nel giro di un paio di giorni dovremo avere delle risposte che verranno calate nell’aiuti quater», ha spiegato, escludendo che il soccorso arrivi per chi ha «tratto profitto da questa situazione».

Il viceministro però esorta anche il sistema bancario a collaborare agevolando le procedure, visto che dalla cessione dei crediti edilizi «ne sta traendo anche profitti e benefici», considerate le commissioni che trattiene ai cessionari. Sempre sul Superbonus, il Tesoro sta valutando la riapertura dei termini (scaduti il 25 novembre) per presentare le Cilas (modello unificato per semplificare gli adempimenti per accedere alle agevolazioni) e beneficiare del vecchio sconto al 110%, dopo il pressing arrivato da tutti i partiti, dalla Lega al M5S, che hanno presentato emendamenti al decreto aiuti quater per estendere la scadenza a fine anno.

Leo apre anche un altro fronte: «Dovremo andare a rivedere l’Iva» perché «abbiamo tante anomalie, tante impostazioni che non sono in linea con le direttive comunitarie».

Intanto, Forza Italia si dice rassicurata dalle parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha annunciato la proroga in manovra del «bonus Sud», ovvero il credito di imposta per le imprese che investono nel Mezzogiorno. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, fa sapere che si lavora anche «per rifinanziare transizione 4.0, cioè il credito d’imposta a favore delle imprese che intendono rinnovare». Si farà dopo «un confronto con l’Europa» e, se sarà positivo, si potrà utilizzare «i 3,8 miliardi del Pnrr che non sono stati utilizzati».

C'è anche un altro tema della manovra che resta appeso al confronto con la Ue: l’aumento a 60 euro della soglia dei pagamenti con il pos, che per la Corte dei Conti viene meno agli impegni presi con il Pnrr sulla lotta all’evasione. Proprio sul Pnrr, durante la sua visita al Villaggio Coldiretti di Palermo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida da voce al pensiero di Fratelli d’Italia e ribadisce che il Pnrr è stato fatto «in fretta e furia». Per cui servirà «rimodulare le risorse e i tempi», e che le modifiche non sono «un tabù». Nemmeno quelle della manovra: «Si potrà ragionare anche in Aula di come eventualmente migliorarla perché siamo aperti a tutti i miglioramenti possibili», sottolinea.

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