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Manovra, allo studio uno scudo per chi si autodenuncia e fa rientrare capitali dall'estero

Giorgia Meloni con il ministro Giancarlo Giorgetti

Ci sono 30-32 miliardi a disposizione, la gran parte destinati a misure contro il caro energia, e più di un dubbio sull'opportunità di varare anche una disclosure sui capitali all’estero. Rientrati dal G20 di Bali, la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si sono dovuti subito immergere nella definizione della prima manovra del nuovo governo, passaggio decisamente delicato perché non abbondano le risorse né il tempo a disposizione. Sarà varata lunedì pomeriggio dal Consiglio dei ministri, poi in Parlamento comincerà una corsa contro il tempo che già crea qualche ansia alla maggioranza.

Alla fine della prossima settimana il testo dovrebbe arrivare in commissione Bilancio alla Camera e, al momento, l’approdo in Aula è previsto non prima del 20 dicembre. Inevitabilmente, il passaggio in Senato sarà solo tecnico, per chiudere prima di Natale o subito dopo. Un vertice fra Meloni e i capigruppo di maggioranza è in programma domani (venerdì 18 novembre) a Palazzo Chigi alle 18, e FI ribadirà le critiche alla gestione delle modifiche sul suberbonus nel dl aiuti quater: «Non era il caso di anticipare al 25 novembre» il termine per la Cila e la deliberazione dei lavori condominiali per accedere al 110%, prima del décalage al 90%.

In queste ore sono in corso valutazioni sulla possibilità di riproporre uno scudo per l’autodenuncia e il rientro dall’estero dei capitali nascosti al fisco, una soluzione simile a quella realizzata dal governo Renzi, che nel 2015 portò a recuperare circa 2,5 miliardi di euro. L’effetto di una nuova disclosure è stimato in 3-5 miliardi, che andrebbero a rinforzare l’ammontare di 30-32 miliardi emerso nelle riunioni delle ultime ore sulla manovra, 21 dei quali (in deficit) destinati ad aiuti per famiglie e imprese a fronteggiare il caro energia. Dai tecnici sarebbe arrivato il suggerimento di proporre questa misura in un altro provvedimento.

Il Mef, in una nota, ha chiarito che «nessun condono di carattere penale troverà posto, in ogni caso, nella manovra», le cui misure «sono al momento in fase di valutazione politica». Nella legge di bilancio entrerà l’aumento a 5 mila euro dal primo gennaio del tetto al contante, che altrimenti nel 2023 passerebbe da 2 mila a mille euro. La misura era inizialmente prevista dal dl aiuti quater, di cui si attende la pubblicazione in gazzetta ufficiale, ma - sembra anche dopo un’obiezione del Quirinale - è stato spostato sul disegno di legge di bilancio, per la mancanza dei requisiti d’urgenza tipici della decretazione. «A prescindere dal merito, un evidente scivolone del governo», la critica di Mariastella Gelmini (Azione).

C'è grande attenzione sul capitolo lavoro. Sarà confermato il regime forfettario per gli autonomi, con tetto aumentato da 65 mila a 85 mila euro, mentre per i dipendenti si studiano aliquote più vantaggiose sui premi produzione. Le risorse dovrebbero bastare a confermare il taglio di 2 punti del cuneo fiscale e, sulle pensioni, per evitare il ritorno della legge Fornero: si punta su una combinazione fra 41 anni di contributi e 61 o 62 di età.

«Se il taglio al cuneo fiscale sarà inferiore a quello che ci attendiamo perché tutte le risorse saranno messe a disposizione per fronteggiare il caro energia saremo d’accordo, ma - avverte il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi - se invece si metterà mano a nuovi prepensionamenti allora non ci stiamo. Saremo inflessibili. Basta prepensionamenti per fini elettorali».

Un cardine della manovra, spiegano fonti vicine al dossier, sarà la rivisitazione della norma sulla tassazione degli extraprofitti, con un’aliquota non ancora definita che potrebbe essere del 33%. Altre risorse sono attese dalla stretta sul reddito di cittadinanza (tre anni in tutto, con l’assegno intero assicurato solo per 18 mesi, l’ipotesi), ed è allo studio anche un aumento delle imposte su tabacco e gioco online. Fra i punti fermi ci sono poi la tregua fiscale sulle cartelle fra mille e 3 mila euro e la riattivazione della Stretto di Messina spa, in liquidazione da nove anni. Un primo passo, rivendica il vicepremier Matteo Salvini, per la realizzazione del Ponte fra Sicilia e Calabria, missione con cui la società fu creata nel 1981.

 

 

 

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