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Grano ed energia, prezzo della pasta alle stelle: "Colpa anche della speculazione"

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Gli effetti sono sulle targhette degli scaffali nei supermercati. Basta fare un giro per osservare l'aumento dei prezzi della pasta. Anche di quelle industriali che fino a pochi mesi fa potevano essere acquistate a prezzi che si aggiravano sull'euro al chilo.

Un effetto a catena, che nasce da una parte in Canada dall'altra in Ucraina, e in cui gioca un ruolo importante, a detta di esperti e degli osservatori, la speculazione che incide fino al 30%. Non è un caso che le associazioni dei consumatori, il 10 giugno, scenderanno in piazza (per la prima volta tutte insieme) in una manifestazione battezzata con un nome che non lascia spazio a dubbi: "Pentole vuote".

Da dove nasce la crisi del grano

Gli aumenti dei prezzi che si osservano oggi sono figli dell'onda lunga di un calo di produzione iniziato lo scorso anno in Canada, principale produttore mondiale di grande duro (quello utilizzato per la pasta). Nell'anno successivo, e quindi fino a qualche mese fa, i grossi produttori sono stati costretti a rispettare i contratti, con un aggravio di spese che adesso si riversano direttamente sul consumatore finale.

"La Sicilia - spiega Margherita Tomasello, storica produttrice di pasta e presidente dell'Accademia Siciliana della Pasta - ha esaurito le scorte di grano e ha quindi diminuito la produzione. All'inizio c'era il grano canadese, quello in arrivo dall'Arizona, dall'Australia, dalla Turchia, adesso questi rifornimenti vengono meno: nel frattempo è aumentata la richiesta della pasta e manca la materia prima. Chiediamo immediatamente ai nostri governanti di attivare, il prima possibile, delle misure per contrastare il vero, grave e più diffuso problema quello della speculazione".

D'altra parte alcuni Paesi, come ad esempio la Turchia, hanno deciso di diminuire le esportazioni di grano, dando quindi un minore apporto di materia prima al mercato estero a favore di quello interno. Basta dare un'occhiata ai prezzi per capire la situazione: il grano duro che fino a un anno fa veniva comprato all'ingrosso a 220 euro a tonnellata (prima della molitura), adesso si aggira sui 550 euro a tonnellata: più del doppio. A questo vanno aggiunti gli incrementi dei costi di carta e plastica per il packaging. Ma anche l'energia gioca un ruolo e i trasporti: importare un container dalla Cina prima costava 1.500 euro, adesso un acquirente può pagare fino a 8.000 mila euro per lo stesso trasporto.

Minori gli effetti derivanti dalla guerra. È vero, dall'Ucraina arriva una grane quantità di grano ma si tratta di grano tenero che non si usa per la pasta. Ma il mercato tende a speculare facendo leva sull’opinione pubblica che riesce a giustificare l'aumento dei prezzi.

Consumatori sul piede di guerra

"Non c’è controllo sulla filiera - dice Lillo Vizzini, presidente siciliano di Federconsumatori -: dal grano, alla farina al prodotto finito (la pasta). Ma c’è anche un fatto reale e contingente che sono gli aumenti dei costi della materia prima e dei costi di produzioni. Rincari che vanno al di sopra dei tassi di inflazione e che sfiorano il 40%: qualcosa non va".

Una analisi che parte dal 2020, quella di Federconsumatori, con il primo lockdown e che ha portato ad incrementi di consumi e costi. Il fatto è che, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, gli elementi principe della alimentazione delle famiglie sono proprio pasta e pane "vuol dire che le famiglie stentano sempre di più. Crisi figlia prima della pandemia, poi della guerra ma ora c’è chi si sta arricchendo".

Vizzini chiede "controlli ferrei per accertare se ci siano delle sacche speculative. Poi il Governo dovrà intervenire e non si può arginare questo malessere con i 200 euro che saranno distribuiti a luglio".

Per questo tutte le associazioni dei consumatori, il 10 giugno protesteranno tutte insieme per dare un segnale. A Palermo l'appuntamento è davanti alla prefettura.

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