Martedì, 09 Agosto 2022
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LA NOTA

Energia, protesta di Sicindustria: «Il decreto Sostegni-ter punisce chi non inquina»

Sicilia, Economia
Luigi Rizzolo

Le ultime misure contro il caro-energia del dl Sostegni ter sono «discriminatorie, inefficaci e contrarie agli obiettivi fissati per la decarbonizzazione. Se da un lato, infatti, calano la scure sui profitti delle rinnovabili, dall’altro continuano a salvaguardare le fossili. E in Sicilia, soltanto per il fotovoltaico, le imprese calcolano già una perdita di fatturato di oltre 300 milioni di euro con quello che ne consegue anche in termini di mancati introiti tributari per i territori che ospitano gli impianti». Lo afferma Luigi Rizzolo, vicepresidente di Sicindustria con delega all’Energia, che spiega: «Nell’ultimo decreto Sostegni, il governo ha inserito un meccanismo per gli impianti a fonti rinnovabili vincolando gli operatori a restituire gli extraprofitti generati dall’aumento del costo dell’energia elettrica e facendo così pagare alle imprese green il costo più alto della materia energia».

Un problema di non poco conto per la Sicilia che, negli ultimi anni, ha visto migliaia di iniziative imprenditoriali nel settore delle rinnovabili candidandosi a diventare la regione più verde d’Italia e che ad oggi, secondo l’ultimo report di Terna, conta 63.452 impianti fotovoltaici per una potenza installata pari a 1.520,21 Mwp; 895 impianti eolici per 1.963,19 Mwp di potenza installata; 30 impianti per 274,86 Mwp per l’idroelettrico e 59 impianti per 104,36 Mwp di potenza installata per il geotermoelettrico e le bioenergie, dice Sicindustria. «Ciò che serve - aggiunge Rizzolo - è esattamente l’opposto rispetto a quanto previsto da questo provvedimento, ossia accelerare sulla produzione di energia pulita superando le criticità del sistema autorizzativo fatto di normative obsolete, lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, discrezionalità nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, blocchi da parte delle sovrintendenze. Ed è davvero paradossale che, invece, si sia deciso di muoversi nella direzione contraria».

«Innanzitutto, conclude l’esponente di Sicindustria, «occorre capire la legittimità di tale intervento che, disattendendo i principi comunitari e costituzionali, sostanzialmente fissa un prezzo calmierato dell’energia regolando di fatto un mercato liberalizzato. Ma non solo. Questo provvedimento rischia di creare un danno ancora maggiore: la decisione di assoggettare a prelievo tutti gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, anche non incentivati, genera infatti sfiducia negli investitori con il rischio di non centrare gli obiettivi europei sulla riduzione delle emissioni, nonché quelli previsti dal Pnrr. Non si capisce, tra l’altro, il perché il governo abbia deciso di calcare la mano sugli operatori titolari di impianti da fonti rinnovabili e non anche su quelli di impianti inquinanti a fonte fossile».

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