Venerdì, 22 Novembre 2019
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GOVERNO

Pensioni, nuove finestre per Quota 100: ecco cosa cambia

Allo studio del governo ci sono le modifiche di Quota 100, che resta uno dei nodi a pochi giorni dall'approvazione della manovra. Si parla di nuove finestre, in particolare di un allungamento delle attuali finestre di uscita di tre mesi. Al momento, sono di tre mesi per i lavoratori privati e di sei mesi per i pubblici.

Cauta il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, che parla di un accordo ancora da stabilire nella maggioranza per una modifica "soft".

Ecco cosa cambia con le nuove finestre di Quota 100. Per chi matura i requisiti per Quota 100 il primo gennaio 2020 la finestra dovrebbe allungarsi fino al primo luglio per i privati e fino al primo ottobre per i pubblici. L’allungamento di tre mesi dovrebbe valere circa 500 milioni di risparmi nel 2020 (circa un miliardo nel 2021).

È possibile che si trovi un’intesa sulla «salvaguardia» di coloro che maturano i requisiti nel 2019 e dovrebbero uscire nel 2020 proprio grazie alle finestre attuali. Per chi ad esempio matura il mix 62 anni di età e 38 di contributi il 31 dicembre 2019 la finestra dovrebbe restare di tre mesi con l’uscita a fine marzo.

Restano aperti tutti gli altri temi, a partire dalla rivalutazione delle pensioni chiesta con insistenza da Cgil, Cisl e Uil, fino all’introduzione di un’uscita più flessibile per le donne penalizzate in questi anni dalle riforme previdenziali e poco coinvolte dalle nuove possibilità di uscita per mancanza dei contributi necessari.

Al momento appare difficile invece che le nuove finestre si introducano anche per chi esce con la pensione anticipata solo contributiva (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne) perché si avrebbe un peggioramento rispetto ai cinque mesi di aumento dei contributi legati all’aspettativa di vita che sarebbero dovuti scattare nel 2019.

Nelle prossime ore è probabile ci sia un nuovo incontro tecnico al Ministero dell’economia con i sindacati. Si studiano modifiche anche alle norme sul reddito di cittadinanza per contrastare «i furbetti» e favorire l’effettivo ingresso al lavoro. In particolare si studia la possibile sospensione solo temporanea del reddito per coloro che accettano contratti di lavoro fino a tre mesi ma anche meccanismi per stanare chi non si presenta ai colloqui.

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