Sabato, 14 Dicembre 2019
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WELFARE

Pensioni, ampliare la quattordicesima e sì a quota 100: la battaglia dei sindacati

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Ampliare la platea di chi usufruisce della quattordicesima per i pensionati meno abbienti, confermare Quota 100 e favorire l'accesso alla pensione delle donne madri. Sono queste le principali proposte che i sindacati tornano a chiedere al Governo in tema di welfare pensionistico.

Prima modifica richiesta: aumentare i pensionati che prendono la Quattordicesima, rimodulando i limiti di reddito da due a tre volte il minimo: da 1.026 a 1.539 euro al mese. I sindacati hanno ribadito alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, le loro richieste sulla rivalutazione degli assegni a partire dall’indicizzazione piena rispetto all’inflazione. pensionati che hanno redditi da pensione tra 1000 e 1.500 euro al mese sono poco meno di 3,5 milioni ma molti di loro hanno anche altri redditi e quindi non dovrebbero essere interessati alla misura. Quelli che potrebbero rientrare in questo intervento potrebbero essere circa un milione e mezzo. Secondo Cgil, Cisl e Uil, se ci si limitasse ad ampliare la platea dando solo la quota aggiuntiva minima (336 euro) la spesa sarebbe molto più bassa rispetto ai due miliardi previsti nella legge di bilancio 2017.

Altro tema portato sul tavolo dai sindacalisti è il mantenimento di Quota 100, senza nuove finestre. Nell’incontro di ieri non ci sono state risposte su eventuali risorse da stanziare in legge di Bilancio, ma la ministra Catalfo si è detta invece disponibile ad aprire un confronto sui lavori gravosi e sulla non autosufficienza. In particolare le tre sigle chiedono di destinare alla previdenza almeno parte delle risorse che dovrebbero essere risparmiate nell’operazione Quota 100.

Un altro tema fondamentale sul quale i sindacati chiedono di discutere è quello dell'accesso alla pensione per le donne, bloccate più volte dalle riforme degli ultimi anni. Con l’innalzamento dell’età di vecchiaia a 67 anni nel 2019 (e la parificazione con l'età degli uomini nel 2018) le donne che sono riuscite ad andare in pensione non avendo i contributi per l’anticipata sono state un numero sparuto (solo 2.619 le lavoratrici dipendenti nei primi sei mesi del 2019). «Bisognerebbe portare per Quota 100 - ha detto il segretario confederale della Uil Domenico Proietti - gli anni di contributi necessari per le donne da 38 a 36».

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