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P.A.

Legge 104, uno statale su 10 usufruisce dei permessi

Le cifre, ancora parziali, tra tutti mancano i numeri della scuola, sono quelle riportate nella tabella pubblicata sul sito del dipartimento della Funzione Pubblica

ROMA. Sono almeno 316 mila, uno su dieci, gli statali che nel 2013 hanno preso permessi attraverso la legge 2014 del 1992, per i lavoratori con disabilità grave e per i dipendenti che assistono persone, loro parenti, con problemi seri di salute.

Le cifre, ancora parziali, tra tutti mancano i numeri della scuola, sono quelle riportate nella tabella pubblicata sul sito del dipartimento della Funzione Pubblica, che conduce un monitoraggio annuale, al fine di, si legge sul portale della P.a, «verificarne l'entità e le forme di utilizzo, indirizzare i benefici direttamente sui disabili, evitare abusi e al tempo stesso semplificare il rapporto tra disabili e Pubblica Amministrazione».

C'è, infatti, l'obbligo, scattato dal 2010, sotto il mandato di Renato Brunetta, per le amministrazioni di comunicare i dati sui permessi. Ma le informazioni a disposizione per ora non coprono tutta la P.a. Dal quadro sul 2013, anno dell'ultimo aggiornamento, manca all'appello soprattutto un comparto, quello della scuola, che è il più pesante in termini numerici. Ecco perchè con tutta probabilità la cifra dovrà essere rivista al rialzo.  Per adesso quindi i dati sono incompleti (ha aderito al monitoraggio il 64% delle amministrazioni inscritte al sistema Perla Pa) ma dovrebbe essere solo questione di tempo. Infatti nei giorni scorsi, il 13 gennaio, il ministero dell'Istruzione ha inviato una nota ai direttori generali degli uffici scolastici regionali per richiamarli all'obbligo di comunicare le informazioni sui permessi.

Il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone, fa sapere che è stata impressa un'accelerazione ed «entro la settimana» si avranno anche i dati relativi alla scuola. E avverte: «no alla criminalizzazione della legge 104, che è uno strumento di civiltà e democrazia, ma sì al contrasto dei furbi che ne abusano e tolgono il diritto a chi spetta».

A riguardo il sottosegretario cita il caso di Agrigento, dove è stata avviata l'inchiesta, denominata 'La carica dei 104'. I permessi in questione sono quelli consentiti dalla legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità.

Legge che prevede, sia nel pubblico sia nel privato, fino a tre giorni di permesso al mese. Può assentarsi dal lavoro, oltre al lavoratore con disabilità grave, che non perde nulla in termini di stipendio, anche il dipendente che assiste un parente malato, che può essere il marito, la moglie, il figlio, il genitore, ma anche il fratello, la sorella, il nonno o il nipote (si arriva fino al secondo grado di parentela).

Il diritto ai permessi si può allargare al terzo grado, inclusi quindi gli zii, solo quando i genitori o il coniuge del malato abbiano più di sessantacinque anni, siano a loro volta invalidi o non più in vita (la disabilità deve essere sempre riconosciuta da un'apposita commissione medica). Tornando agli ultimi dati a disposizione, le giornate di permesso cumulate durante il 2013 sono state pari a 6 milioni 258 mila, di cui quasi 5,8 milioni, quindi oltre il 92%, fruite per assistenza a parenti o affini.

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