Domenica, 13 Giugno 2021
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L'INTERVISTA

Gli 85 anni di Pippo Baudo: "Che noia questa tv, sempre le solite cose"

di
Sicilia, Cultura
Pippo Baudo

Caro Pippo Baudo, auguri per i tuoi 85...

«Grazie, grazie davvero».

Come stai?

«Bene. Maggiorenne e vaccinato».

Cosa hai visto di bello ieri sera (domenica, ndr) in televisione?

«Mah, fammi ricordare.... Ah, venti minuti di Giletti. Sempre le stesse cose».

Nemmeno il talk gode di ottima salute in tv.

«Il talk se la passerebbe benissimo se fosse fatto con intelligenza, con cultura, se fosse un dibattito di tesi opposte attorno ad un approfondimento giornalistico. Se si limita ad essere puro pettegolezzo, beh, allora capirai che non se ne può più. Ieri sera si parlava del figlio di Grillo, quella roba là, basta, per carità».

Tanto è vero che dopo venti minuti sei passato ad altro...

«No no, se non ricordo male ho proprio spento».

Guardare la tv è diventata una sofferenza?

«No, una sofferenza no ma non mi eccita, non mi intriga, è più “no, grazie” che “adesso vediamo cosa si inventano”. Poco stimolo, poca curiosità».

Forse la tv insegue i social come un tempo i giornali erano a rimorchio della tv.

«Anche lì, sui social, ogni giorno la stessa sbobba».

C’è una tragedia ancora più grande sul piccolo schermo, il varietà. Rai1 ha vissuto, per mesi, di fiction in replica ogni sabato sera per non essere spernacchiata da gli ascolti di Maria De Filippi.

«Ed è ancora più tragico perché un ente di Stato non dovrebbe suonare la ritirata. Tanto di cappello al genio di Camilleri e alla bravura di Luca Zingaretti, ma di Montalbano non se ne può più».

E l’intrattenimento?

«Anche lì. Se un format va bene, viene sfruttato fino all’usura: “Tale e quale”, adesso questo “Top Dieci”...».

Cosa manca?

«Manca il pensiero».

Forse mancano pure i soldi.

«Non scherziamo, i soldi non contano. Contano le idee. Non c’è cultura, non c’è studio, non c’è applicazione».

Cosa serve?

«Finché la dirigenza Rai non si porrà un problema di contenuti invece che di poltrone, non se ne verrà fuori. Ci vorrebbe un “comitato dei programmi”».

Del quale tu potresti far parte?

«Se mi chiamassero darei volentieri i miei consigli, metterei al servizio la mia esperienza. Da vecchio saggio, senza minimamente apparire, come atto di gratitudine nei confronti dell’azienda che mi ha creato».

Nel frattempo Sky, Netflix, Amazon e le altre piattaforme digitali furoreggiano con le serie.

«Intanto sono ricchissime e per quel genere di televisione i soldi contano, eccome. L’offerta è talmente vasta che ci si perde. Ma quel tipo di narrazione televisiva, che se fatta bene ha un grande fascino, è la più esportabile, quella che puoi vendere in tutti i continenti».

Il varietà invece...

«Ha un cerchio più ristretto, una connotazione più autoctona, è più localizzato nel Paese dove nasce. Non sempre un varietà può essere venduto all’estero. Il format del mio “Luna park” però, quarant’anni fa, fu venduto in mezza Europa».

Era una bella operazione di scouting «Luna Park» che, come «No stop», era una tua idea: Beppe Grillo, Massimo Troisi, Heather Parisi... Andavate per teatrini off e cabaret a cercare nuovi talenti. Oggi?

«Oggi che tipo di scouting vuoi fare? Apri la mattina YouTube e hai a disposizione milioni di attori, comici, cantanti, ballerini...».

Ma c’è qualche personaggio tv che di recente si è conquistato la notorietà e che ti piace?

«No, onestamente non vedo nessuno che mi faccia impazzire. Trovo sempre bravo Fabio Fazio che non è certo di primo pelo, anzi direi che è anche lui di lungo corso».

Basta parlare di tv, parliamo di Pippo. Che fa Baudo ormai da tempo lontano dalle telecamere?

«Legge, osserva, si informa».

Per informarti vedrai anche tanti telegiornali.

«(ride) Vedi che siamo tornati a parlare di tv? Anche lì c’è molta confusione, molto scadimento. Un tempo – sia quando c’era il monopolio che dopo – la gente diceva “l’ha detto il telegiornale” come fossero le parole di un oracolo. C’era autorevolezza, credibilità, potere di persuasione. Oggi i notiziari televisivi sono più o meno passaveline. E poi la gente ormai dice “era scritto su internet”».

Come hai trascorso i lockdown della pandemia?

«Ho fatto il bravo, ho rispettato tutte le norme e mi sono vaccinato. Mi sono ritagliato solo il tempo per fare ogni giorno il mio chilometro di passeggiata, quello non me lo toglieva nessuno».

In Sicilia non sei più tornato.

«Il Covid mi ha bloccato ma presto vorrei farci un salto».

Come vedi la situazione dell’Isola?

«Complicata, come sempre. Il mio concittadino Nello Musumeci è una brava persona però governare questa nostra terra è difficile, abbiamo tanti difetti congeniti, non siamo proprio dei cittadini modello».

E l’Italia intera?

«Ho fiducia in tre persone: Mattarella, Draghi e il generale Figliuolo».

Mattarella?

«Un presidente di grande levatura, ha fatto sentire in ogni momento la sua presenza, la sua vicinanza agli italiani».

Ha preannunciato che ti conferirà un’alta onorificenza.

«È una cosa che mi inorgoglisce e mi commuove».

Draghi?

«Un uomo di spessore internazionale. Quando parla lui, tutti gli altri europeisti stanno zitti».

E Figliuolo?

«Ci sta salvando. Da buon militare ha centrato l’obiettivo».

La nostra classe politica?

«Media qualità».

Anche se non sei un indovino: ci salveremo?

«Ma sì che ci salveremo. Abbiamo uno stellone che ci protegge dai tempi di Cavour».

Ultima domanda: sei sempre riconoscente a Rin-Tin-Tin grazie al quale, per una bobina del telefilm non trovata, un tecnico fu casualmente costretto a mandare in onda il numero zero di «Settevoci» e da lì cominciò la tua carriera?

«Sempre, sempre grato nei secoli, a Rin-Tin-Tin. Ogni volta che incrocio un cane per strada mi inginocchio».

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