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L'ITALIA A FASCE

Coronavirus, Sicilia e Alto Adige uniche zone rosse: anche la Lombardia è arancione

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Coronavirus in Italy

La Sicilia resta l'unica regione rossa d'Italia, anche se in compagnia della provincia autonoma di Bolzano. E lo sarà fino al 31 gennaio quando poi si valuterà se sarà necessario addolcire le misure, prolungarle o addirittura inasprirle se la curva dei contagi da Coronavirus non dovesse scendere.

Da domani, invece, la Lombardia tornerà arancione, in seguito alla relazione tecnica dell'ISS. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firma due nuove ordinanze che andranno in vigore a partire da domenica 24 gennaio. Finisce in area arancione anche la Sardegna, ma in questo caso è una misura più severa rispetto alla scorsa settimana.

LA SICILIA

Secondo l'ultimo monitoraggio del ministero della Salute e dell'Iss, in Sicilia il valore medio dell’indice di contagio (Rt) da SarsCov-2 in Sicilia è salito a 1,27, peggio di noi, a quota 1,38, solo il Molise, regione che conta la metà degli abitanti di Palermo e una media di 50 infezioni al giorno.

L’oscillazione settimanale dell’Rt ha toccato un picco massimo di 1,31 e un livello minimo di 1,23, dato, quest’ultimo, più alto d’Italia. Secondo i parametri complessivi all'Isola spetterebbe la zona arancione, ma così come chiesto dal presidente Nello Musumeci al governo, per due settimane saranno in vigore le regole più dure della zona rossa, tanto più se so considera che a confronto con il precedente monitoraggio l’Rt siciliano è in evidente peggioramento.

IL CASO LOMBARDIA

La Lombardia passa da domenica in zona arancione dopo che un "errore" nel calcolo dell'Rt la settimana scorsa aveva fatto scattare le misure più restrittive previste per la zona rossa. Ed è scambio di accuse tra la Regione e il Governo su chi debba assumersi la responsabilità della valutazione errata, che ha imposto la chiusura per una settimana dei negozi e il divieto di spostamento anche all'interno dei comuni. "Abbiamo sempre fornito informazioni corrette, puntuali e precise, a Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia", attacca il presidente Attilio Fontana al quale replicano ministero e Istituto superiore di Sanità: è stata la Regione ad inviare i dati che la collocano in zona rossa e che poi lei stessa ha rettificato, cambiando il numero dei soggetti sintomatici notificati.

Il dato 'incriminato' su cui si consuma lo scontro riguarda l'Rt ed è quello del monitoraggio relativo alla settimana dal 4 al 10 gennaio, aggiornato al 13, quindi 48 ore prima della riunione della cabina di regia che ha decretato la zona rossa.
Nel documento si riporta che "due Regioni e province autonome (Bolzano e Lombardia) hanno un Rt puntuale maggiore di 1,25 anche nel limite inferiore, compatibile quindi con uno scenario di tipo 3". La Lombardia, in particolare, aveva un Rt 1.4 - con un valore inferiore di 1.38 e un valore massimo di 1.43 - e una classificazione complessiva del rischio alta. Numeri che, in base ai parametri introdotti con il decreto del 13 gennaio, fanno scattare automaticamente la zona rossa.
Secondo la Lombardia, però, quel numero è frutto di una "sovrastima da parte dell'Istituto superiore di Sanità" dovuta ad un errore di valutazione: i tecnici della Cabina di regia non avrebbero tenuto conto della circolare del 12 ottobre firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza con la quale si è stabilito che per dichiarare guarito un paziente basta un solo tampone molecolare e non più due. E non avrebbero tenuto conto della "distonia" tra il dato relativo all'Rt e tutti gli altri indicatori, evidenziata già venerdì scorso dalla Regione.
Ricostruzione che Matteo Salvini usa per chiedere conto all'esecutivo. "Se 10 milioni di cittadini lombardi sono stati rinchiusi in casa in base a dati e valutazioni sbagliate del governo - dice il leader della Lega - saremmo di fronte a danni morali ed economici enormi, chi ha sbagliato paghi".
Fonti del ministero della Salute e lo stesso Iss fanno però notare che quegli stessi dati, una volta analizzati dalla cabina di regia, sono stati "ripetutamente validati dalla stessa Regione". Ed è stata sempre la Lombardia a rettificarli. Come, lo spiega l'Iss in una relazione.

Il 20 gennaio la Regione ha comunicato una rettifica del numero di casi sintomatici, che sono gli unici che rientrano nel calcolo dell'Rt. E questo ha comportato che dai 14.180 casi con data di inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre che avevano i criteri per essere confermati come sintomatici indicati dalla Lombardia il 13 gennaio, la settimana dopo, il 20 gennaio, si è passati a 4.918. Cosi l'Rt è passato da 1.4 a 0.88, con la regione che resta "a rischio alto ma in presenza di uno scenario di trasmissione compatibile con uno scenario 1".

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