Giovedì, 23 Gennaio 2020
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A CONA, NEL VENEZIANO

Muore giovane ivoriana, rivolta nel centro migranti

ROMA. Carabinieri e polizia sono intervenuti al centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dopo che una rivolta è scoppiata in seguito alla morte all'interno della struttura di un'ivoriana di 25 anni. I migranti in protesta avrebbero acceso roghi, tenendo bloccati 25 operatori all'interno della struttura, successivamente liberati, poco prima delle due di notte.

Non ci sono stati feriti. I migranti si sono presi l'intera ex base missilistica, spegnendo le luci e dando fuoco a dei bancali. E gli operatori si sono dovuti barricare nei container e negli uffici. "Siamo rimasti al freddo e al buio - ha detto durante la rivolta uno degli operatori, sentiti dal Corriere della sera -. Se tentassimo di riavviare l'impianto di illuminazione esterno rischieremmo di essere aggrediti. Ogni tanto qualcuno prende a pugni la porta, siamo terrorizzati. Urlano e alcuni di loro hanno in mano delle spranghe. Ci hanno detto: 'stanotte dormirete qui'".

Le prime luci del giorno poi sembrano aver riportato la calma all'interno del centro di accoglienza. I 25 volontari della Cooperativa che gestisce l'hub e barricati in alcuni container sono stati fatti uscire. La giovane donna della Costa d'Avorio, la cui morte improvvisa aveva dato la stura ai disordini si chiamava Sandrine Bakayoko ed era in attesa di una risposta alla domanda di asilo politico.

Sale nel frattempo la polemica sui ritardi: la 25enne si sarebbe sentita male, secondo i suoi compagni, verso le 8 di mattina, i soccorsi sarebbero arrivati alle 14. Dall'ospedale di Piove di Sacco fonti sanitarie affermano che l'automedica è partita non appena è giunto l'allarme.

Gli operatori della cooperativa Ecofficina sono stati fatti uscire poco prima delle due. Tra di loro anche due medici e un'infermiera. Si sono allontanati in auto, alcune colpite dai manifestanti. Secondo le prime dichiarazioni tutti stanno bene anche se hanno trascorso momenti di paura quando all'esterno dei loro rifugi molti migranti avevano iniziato a colpire le pareti con bastoni e spranghe. Allo scoppio della protesta si erano chiusi e barricati in alcuni container e negli uffici amministrativi della struttura.

 

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