Mercoledì, 25 Novembre 2020
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LA CERIMONIA

Si conclude il Giubileo della Misericordia, il Papa chiude la porta santa

CITTA' DEL VATICANO. Pochi minuti prima delle 10 il Papa, dopo aver pregato in silenzio, tira le ante,  chiude i battenti, e si assicura che siano ben chiusi.

È la porta santa di San Pietro, l'ultima ad essere chiusa di tutte le porte delle basiliche del mondo, mentre per la messa conclusiva dell'anno santo 70.000 persone aspettano sul sagrato che papa Francesco compia l'atto solenne, preceduto da processione e preghiere, nell'atrio della basilica, dove ci sono anche vescovi e cardinali, tra cui i 17 creati ieri.

La messa ha i colori, le voci, le lingue - dal latino al cinese, al sango, - che manifestano l'universalità della Chiesa, e alterna momenti di raccoglimento a momenti più festosi. Alla fine il Papa recita l'Angelus dal sagrato e ringrazia quanti hanno partecipato al giubileo, quanti lo hanno reso possibile dal punto di vista organizzativo, quanti, e tra loro anziani e suore di clausura, lo hanno sostenuto con la preghiera.

Un grazie anche al governo dell'Italia, Paese presente con la delegazione guidata dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi.

Dopo l'Angelus viene portato un tavolino e papa Francesco, con il sostituto mons. Angelo Becciu alla sua destra e il coordinatore del giubileo, mons. Rino Fischella, alla sua sinistra, firma la lettera «Misericordia et misera», che spiega come continuare a vivere nella vita quotidiana lo spirito del giubileo. Papa Francesco la consegna quindi a cinque tipologie di rappresentanti del popolo, dal cardinale Tagle a tre generazioni di una stessa famiglia, a catechiste e diaconi.

Poi si trattiene per una serie infinita di abbracci, prima con i cardinali «vecchi» - oggi ce ne sono circa 120 - poi con quelli che ha creato nel concistoro di ieri, poi con sacerdoti e popolo. Il fulcro della messa, che si celebra nella solennità di Cristo Re, è la riflessione che papa Bergoglio fa sul regno di Dio, che non è come i regni e i poteri del mondo, e sulle conseguenze di questa regalità «paradossale», «senza potere e senza gloria», che fa sembrare Cristo «più un vinto che un vincitore».

«Quante volte invece, - osserva il Papa - anche tra noi, si sono ricercate le appaganti sicurezze offerte dal mondo. Quante volte siamo stati tentati di scendere dalla croce: la forza di attrazione del potere e del successo è sembrata una via facile e rapida per diffondere il Vangelo, dimenticando in fretta come opera il regno di Dio. Quest'Anno della misericordia - sottolinea - ci ha invitato a riscoprire il centro, a ritornare all'essenziale».

La meditazione sulla regalità di Cristo si gioca analizzando i comportamenti di tre gruppi di persone sotto la croce: «il popolo che guarda, il gruppo nei pressi della croce», che invita Cristo a scendere e dimostrare la sua potenza, e «un malfattore crocifisso accanto a Gesù». Sarà questi a amare fino alla fine, cioè a vivere la misericordia e l'atteggiamento che è di Dio.

«Tanti pellegrini - ha osservato inoltre il Papa - hanno varcato le Porte sante e fuori del fragore delle cronache hanno gustato la grande bontà del Signore. Ringraziamo per questo - ha esortato - e ricordiamoci che siamo stati investiti di misericordia per rivestirci di sentimenti di misericordia, per diventare noi pure strumenti di misericordia. E proseguiamo questo nostro cammino, insieme».

Dopo mezz'ora di abbracci in piazza, papa Francesco sale sulla jeep bianca scoperta e fa un giro tra il popolo del giubileo, che lo acclama a lungo e con affetto. Oggi si fa festa, domani, con la pubblicazione della «Misericordia et misera», potrà cominciare una riflessione sulla eredità del giubileo straordinario, che il Papa ha intitolato alla misericordia per riportare al centro della Chiesa il volto di Cristo povero, e dei poveri.

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